A Tarquinia la bottega Auri Antiqua crea splendidi gioielli ispirati all’arte etrusca. Alcuni oggetti vengono realizzati utilizzando lamine e fili sottilissimi. Le parti che compongono questi gioielli vengono assemblate utilizzando un forno moderno che sostituisce il forno in argilla utilizzato dagli antichi maestri. Tutte le opere sono in oro 22 kt completamente realizzate a mano e decorate attraverso granulazione, tecnica che utilizza una quantità di piccolissimi grani di oro colati in disegni geometrici, profili o forme estese per creare figure o contornarle, e la filigrana, che impiega fili ritorti e treccini per costituire leggeri motivi di decorazione.
Tramite un efficace procedimento nel forno con sali di rame, il materiale viene saldato in modo pulito e sicuro. La produzione è molto varia: collane, orecchini, bracciali, pendenti realizzati in oro e pietre preziose ma anche corniole, cristalli e altri materiali.
Dato che siete in città no dovete perdere la visita al Museo Nazionale Tarquiniese, museo che raccoglie tutti i manufatti etruschi rivenuti nella città grazie ai numerosi scavi effettuati nel sottosuolo, e del Palazzo Vitelleschi, capolavoro architettonico del periodo rinascimentale in stile gotico e catalano.
A Soriano nel Cimino l’azienda Lini produce caffè dal 1979 distinguendosi per la qualità dei suoi prodotti. La selezione delle migliori qualità di caffè verde e una sapiente tostatura conferiscono alle miscele Lini un gusto e un aroma inconfondibili. L’azienda ha scelto di non inserirsi nei grandi circuiti pubblicitari per favorire la qualità del suo prodotto il cui gusto soddisfa completamente quelli che amano un ottimo caffè.


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lciaria è condivisa da molti artigiani che da anni si dedicano alla produzione di specialità gustose e genuine. La ditta Antichi Sapori prepara le tipiche caimbellette al vino rosso, le ciambelle alla pasta frolla, le ciambelle scottolate e le lessatele oltre a crostate alla confettura e un soffice pan di spagna. Una delle specialità più rinomate di questo forno a conduzione familiare sono però gli amaretti ciociari, a base di mandorle amare e dolci, zucchero e albume fresco. Prodotti genuini e di tradizione sono offerti anche dalla ditta Fiorinpasta che, accanto alla produzione di pasta fresca, si dedica dagli anni settata alla preparazione di dolci tipici come croccanti a base di mandorle e nocciole, ciambelle al vino, amaretti, fiori di cocco, zucchero e pinoli, e i famosi “brutti m buoni”, preparati con mandorle dolci e nocciole. Ciò che ha caratterizzato questa azienda sin dall’inizio è stata l’attenta selezione delle materie prime utilizzate, secondo l’entusiasta parere dei proprietari, sono le migliori esistenti sul mercato.
Non tutti gli appassionati di trekking conoscono questo itinerario che, tra piani carsici e folte faggete, i un continuo variare di ambienti e paesaggi, si snoda a quando si è in vista del Tirreno, lungo un percorso che, nell’interezza, impegna per tre giorni di camminata intensa. Venne tracciato, nei primi anni ottanta, a cura della Regione Lazio, per favorire una migliore conoscenza dei favolosi ambienti appenninici: una variante tutta da scoprire rispetto alle numerose Alte vie Alpine. Dal paese di Segni (650 metri) si sale al monte Lupone, da qui si scende a Campo di Montelanico da dove una lenta traversata conduce al passo della Fota e ai 1412 m del monte Capreo.
Le vacanze di Pasqua sono il momento perfetto per viaggiare qualche giorno e conoscere città, scoprire culture, assaggiare cibi nuovi e respirare atmosfere nuove e intese.
A Terracina si possono fare escursioni a Campo Soriano, a 15 km dal centro della città; potrete visitate il Duomo, il Museo Civico Archeologico, immergervi nell’antica storia romana tra le rovine e i resti dei monumenti che sono rimasti tuttora, girare e assaggiare qualche piatto tipico nella pittoresca città bassa ed asoli tre km potrete fare visita al Tempio di Giove Anxur.
Il peridio delle vacanze pasquali è un momento vissuto intensamente in tutta Italia con processioni, celebrazioni e molto ancora. Se volete scoprire la bellezza di alcune città del Lazio proprio in questo periodo ecco alcune proposte per voi da non perdere.
A Sezze in provincia di Latina la sera del Venerdì Santo viene sceneggiata la Sacra rappresentazione in circa 40 quadri e animata da oltre mille personaggi in costume. I ruoli, acquisiti per tradizione, si tramandano da una generazione all’altra.
Adriano, Marguerite Yourcenar fa descrivere all’imperatore la villa costruita a Tivoli, quasi una città ideale, riassunto dei luoghi che più si erano impressi nel suo animo nel corso dei lunghi e continui viaggi che aveva compiuto attraverso tutte le provincie dell’impero.
Se un plastico all’ingresso ricostruisce la complessa e grandiosa struttura originaria, nulla può più rendere lo splendore cromatico dei marmi, questa ossessione della civiltà romana che doveva farne all’epoca una suntuosa silloge delle più rare e delle più preziose dell’impero: il giallo antico di Numidia e il pavonazzo di Frigia, il marmo di Calcide rosso e nero, il marmo aranciato di Chio e il porfido verde lacedemone.
“Voi che al mando agite errando, vaghi di veder meraviglie alte e stupende, venite qua, dove son facce orrende, elefanti, leoni, orsi orchi e draghi.
Siamo nel Bosco Sacro. Con questo nome era anticamente noto il bizzarro parco, che, dimenticato per secoli, fu riportato alla vita e alla fama dopo la seconda guerra mondiale. E se Bomarzo, in bella posizione panoramica sulla costa di un colle, può vantare il notevole palazzo Orsini, edificato dal Vignola là dove sorgeva l’antica rocca, e una piccola ma interessante raccolta etrusca, qui si viene per il Parco dei Mostri, sogno grottesco elaborato sul finire del Rinascimento. Si lascia l’automobile nell’ampio parcheggio, si entra tra gli alberi e subitosi incontra una sfinge di pietra con la scritta “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”.
Affascinato dai luoghi delle civiltà degli antichi etruschi, D.H Lawrence ebbe da scrivere che, di questo popolo, le città dei vivi scomparvero come fiori, ma le città dei morti, sotterranee rimasero come bulbi. Di queste conturbanti necropoli, Tarquinia è una delle esperienze più coinvolgenti. L’antica Tarchna, infatti, fu uno dei più raffinati centri di cultura e commercio fra le città etrusche. La tradizione ne attribuisce la fondazione a Tarconte, inventore dell’aruspicina, l’arte di trarre predizioni future osservando le viscere degli animali. Tarquinia raggiunse lo splendore nel VII secolo a.C. dove conobbe la cultura greca come si vede dai bellissimi reperti ritrovati.
Fu proprio i modello greco a influenzare la nascita della pittura sacrale che rende unica questa necropoli. Se il Museo Archeologico di Tarquinia, superbamente allocato del quattrocentesco palazzo Vitelleschi, dona al visitatore l’emozione di una statuaria bellezza resa ancora più realistica dalla terracotta e culminante nella coppia di cavalli alati dell’ara della Regina, le tombe, con il loro, ricco, vario e vivido corredo di affreschi, costituiscono una testimonianza allo stesso tempo unica e indimenticabile. La camera più significativa quella chiamata anche Camera delle Bighe, decorata con scene di musica e danza a sfondo rosso, e quella di Scrofa Nera, con una coppia di cinghiali, uno nero e uno rosso, sul timpano della parete di fondo.










