Strade dei Vini e dei Sapori Lombardi: La Strada del Gusto Cremonese nella Terra di Stradivari

cascinamilano1 Strade dei Vini e dei Sapori Lombardi: La Strada del Gusto Cremonese nella Terra di Stradivari La Strada dedicata al costruttore di violini più famoso del mondo e che ha i suoi natali nelle terre del cremonese, è lunga 567 km e attraversa ben 115 comuni. Il suo nome è Strada del Gusto Cremonese nella terra di Stradivari. Ci sono più di 90 soci che hanno dato vita a questo consorzio che promuove i cibi e i vini della provincia di Cremona. Fra di essi ci sono enti pubblici, ristoranti, agriturismi, aziende agricole, agenzie viaggio, produttori di formaggi, di salumi di vini e dia ltri alimenti, alberghi e altre strutture ricettive, pasticcerie e negozi di prodotti tipici.

Naturalmente, la Strada del Gusto Cremonese ha sviluppato, come associazione, dei contatti e delle sinergie con le altre associazioni che si occupano di promuovere la provincia cremonese dal punto di vista turistico, culturale e di protezione della tipicità dei prodotti alimentari e di artigianato, e queste sinergie hanno permesso di creare una serie di eventi e di appuntamenti fissi cui non si può mancare di partecipare. Uno di questi appuntamenti fissi è il Festival del Gusto, in cui ll’offetta di buon cibo tipico si coordina un momento musicale, organizzato insieme al Distretto della Musica, che ha come scopo la promozione di uno dei campi economici e artistici più importante della provincia, quello musicale. Il Festival del Gusto inizia a Luglio di solito, così come il Festival del Melone. Quindi bisognerà appuntarsi questi due appuntamenti sull’agenda per non mancarli il prossimo anno. Il prossimo appuntamento sarà per Novembre e comprenderanno una serie di eventi musicali accompagnati da uno dei piatti forti della bassa pianura padana, il Gran Bollito.

Per chi non ha ancora assaggiato questa leccornia si tratta di un piatto di carni pregiate, di diverso tipo, manzo vitello gallina, lingua di vitello, testina e salame da pentola, morbidissime e succose, e cotte a fuoco lento e servite con varie salse, fra cui la salsa verde, un trito di prezzemolo aglio olio di oliva extravergine e acciuga,, e le famose mostarde. Il gran bollito si mangia accompagnandolo con un vino rosso corposo. La Strada del Gusto Cremonese è suddivisa al suo interno da diverse vie: la via del formaggio, la via dolce, la via della mostarda, la via del salame e la via del Biologico. Seguendo queste vie si possono incontrare, comune dopo comune, le aziende produttrici e i ristoranti che forniscono il prodotto della via. Le vie sono collegate fra loro da percorsi ciclabili o carrabili, e li trovate sul sito dedicato alle Vie del Gusto .
Parlando dei Cibi Tipici Cremonesi non si può non dedicare qualche parola alla mostarda di frutta di Cremona che è il fra i prodotti tipici più famosi della provincia. La Mostarda è frutta candita condita con uno sciroppo di zucchero aromatizzato con della senape. Esistono mostarde miste e mostarde monofrutto, e i frutti più utilizzati sono le ciliegie, le pere, i mandaranci, i fichi, le albicocche, le pesche, i meloni, le prugne, i cedri, la zucca e persino l’anguria.Questa leccornia può accompagnare oltre al gran bollito, anche i formaggi e i salumi, il cotechino, il prosciutto cotto, e la cacciagione.
Mentre si organizzano delle gite nei vari agriturismi della strada si possono visitare anche le liuterie che sono ancora attive nel cremasco e il laboratori in cui sono costruiti ancora i violini e gli altri strumenti che hanno legato il nome di Cremona alle famiglie Stradivari, Amati e Guarneri.

Vi sono poi dei week end già organizzati dall’associazione Strada del Gusto Cremonese, che si svolgeranno fino al prossimo dicembre, e che si avvale della collaborazione con Misura 313 che si occupa di incentivare le attività turistiche, e della regione Lombardia.

Ogni week end comprende la visita guidata alla città di Crema, la sistemazione nelle strutture della strada, cene e pranzi e la partecipazione ai vari eventi che si trovano nella zona. Il costo medio per ogni week end è di 100 euro a persona. L’ultimo appuntamento, a dicembre, sarà un tour fra i formaggi della Valpadana, ma ogni settimana si potrà partecipare a eventi musicali, culturali artistici e gastronomici. Per avere i programmi dettagliati di goni week end si può contattare l’ Associazione Strada del Gusto Cremonese oppure l’ Associazione delle Guide Turistiche Locali, “Il Ghirlo”.

Strade dei Vini e dei Sapori della Lombardia: la Strada dei Vini di San Colombano e dei Sapori Lodigiani

cascinamilano Strade dei Vini e dei Sapori della Lombardia: la Strada dei Vini di San Colombano e dei Sapori LodigianiAbbiamo già parlato di una delle strade dei sapori e dei vini di Lombardia ora è il momento di parlare degli altri 12 percorsi che completano il circuito enogastronomico della Lombardia, provincia per provincia. Per quanto strano possa sembrare a chi pensa alla provincia di Milano come al regno degli affari e della tecnologia, questa è una delle provincie più ricche di tradizione culinaria, anche se c’è ancora molto da recuperare in celebrità rispetto a realtà come quella Pavese e Bergamasca. La strada protetta e segnalata per ora è una sola ed è condivisa con la provincia di Lodi, ma copre ben 60 chilometri coinvolgendo 65 comuni.

La strada è quella segnata dal Strada del Vino San Colombano e dei Sapori Lodigiani . Il San Colombano è un vino rosso Doc. Uno dei pochi vini prodotti nella provincia di Milano. La pianura fu colpita profondamente dalla filossera, che nel secolo scorso attaccò molti dei vigneti della Lombardia. Purtroppo, in molti casi, le qualità di vite andarono perdute prima che si capisse che si potevano innestare i vitigni locali su radici di vite americana, resistente alla filossera, e i contadini , che perlopiù avevano i terreni a mezzadria, preferirono cambiare completamente tipo di coltivazione, DOP aver bruciato ciò che rimaneva delle viti. In questo modo vite e vino scomparirono quasi generalmente da questa parte della pianura padana. Ora le vigne si stanno riprendendo, ma la ricerca dei vitigni è lunga: Il vino di San Colombano al Lambro è un caso di salvataggio, recupero e ripresa della produzione, con l’ottenimento del marchio Doc, più che riuscito.
Non dobbiamo dimenticare però che la provincia di Milano ha dato ai natali ad alcuni cibi che sono conosciuti in tutto il mondo e che la loro produzione è ancora altamente tipica. Stiamo parlando dei panettoni, il dolce natalizio per antonomasia e che è prodotto solo a Milano, oppure del formaggio Gorgonzola, nato e prodotto per l’appunto nell’omonimo paese della provincia di Milano. Non si può iniziare a parlare di sapori e di cibi tipici senza citare per prima cosa questi due casi ora però vediamo quali sono i 65 comuni che compongono questa strada e che cosa hanno di particolare da offrire e che può convincerci a da andare a visitarli per poterli conoscere meglio.
In terra lodigiana il territorio compreso nella strada dei sapori è una striscia larga venti chilometri che percorre la valle fra il il fiume Adda e il fiume Lambro ed è delimitata alla sua fine dal fiume Po. Si tratta di una terra caratterizzata dai lavori di bonifica promossi e attuati dai monaci cistercensi sin dal 1200 e che ha, da allora una vocazione prettamente agricola. Qui si trovano fra le basiliche i conventi e le abazie medievali più belle e antiche.
I comuni della strada che sono più ricchi di opere d’arte e di monumenti storici sono Lodi , Lodi vecchio, Sant’Angelo lodigiano, Senna Lodigiana, Corte Sant’Andrea Casalpusterlengo e Codogno, senza voler togliere nulla agli altri comuni. Il borgo stesso di San Colombano , ad esempio è un grazioso esempio di stile medievale e vi si può visitare il castello di Federico I Barbarossa, ma se si visita San Colombano di sicuro la cosa più interessante è quella di andare per cantine. Un buon elenco delle cantine che producono il San Colombano Dococ, che fanno parte della associazione della strada e che organizzano eventi in cantina con assaggi e spesse cene e pranzi con il vignaiolo, le trovate su l sito internet dedicato alla strada dei vini e dei sapori http://www.lodigianoterrabuona.it/stradasaporilodigiani/ita/LPT000318.asp . Sullo stesso sito si possono trovare anche l’elenco dei ristoranti e degli agriturismi che organizzano eventi tematici all’interno del percorso chiamato “ a tavola con la storia”. Si tratta di cene a tema, con menù caratteristici del periodo storico che le intitola. Avremo quindi una cena chiamata “a tavola con gli antichi romani, che ci ripropone i piatti di cui sono state ritrovate le ricette o che si suppone saziassero gli antichi romani nel periodo imperiale.

Alcune volte si parte dalle descrizioni degli scrittori antichi altre volte dall’osservazione di un dipinto, altre volte invece si è dedotto che preparassero un certo cibo perché è stato ritrovato magari in qualche anfora antica. Le cene sono accompagnate da spiegazioni su cose sono state scoperte le pietanze e su come erano preparate ai tempi del periodo scelto. Oltre agli antichi romani e degli antichi celti ci saranno cene medievali, a base di minestre di farro e di farina di castagne, di ceci e di piatti di cacciagione, le cene rinascimentali, ricche e sfarzose come lo erano le cene nelle corti principesche. Poi per fare da contraltare ci sono le “cena degli umili” in cui si servono i piatti che venivano preparati nelle famiglie, la cucina di tutti i giorni, forse meno ricca dal punto di vista dell’aspetto, ma certamente gustosa.

Non si può essere sorpresi nello scoprire che molti di quei piatti si sono conservati nel tempo e che li si può trovare, in versioni più moderne anche sulle nostre tavole, quando ci dedichiamo alla cucina tradizionale.
Fra le altre idee organizzate dai ristoranti che hanno aderito al percorso dei vini e dei sapori ci sono le cene e i pranzi con il menù costruito da un libro o da un film, che poi vien proiettato o letto.
durante o dopo la cena.
Altre iniziative riguardano i percorsi stagionali o tematici che si sviluppano su uno o due giorni, organizzati con fantasia e professionalità, portando i turisti a pranzare nei castelli medievali o visitando musei e vigneti e intervallando le passeggiate con letture di brani di poeti medievali e di antichi bardi o cantori.
Per chi ama invece i percorsi più naturalistici c’è il parco ittico Paradiso di Zelo Buon Persico, nella frazione di Villa Pompeiana, sul fiume Adda,: in questo parco si può imparare a conoscere oltre ai cibi del fiume, anche la flora e la fauna e le meravigli naturali
Poi ancora ci sentieri ciclabili che costeggiano tutti i luoghi più belli, possibilità di gite cavallo, in carrozza, e in barca. Ogni angolo della strada del vino di San Colombano e dei sapori del lodigiano è stato valorizzato studiando degli eventi che attendono solo di essere conosciuti meglio dai turisti e dai visitatori.
La parte milanese della strada dei vini di San Colombano e dei sapori lodigiani percorre la parte meridionale della provincia di Milano, comprende San Colombano al Lambro e i comuni vicini, per quello che riguarda il vino, ma offre anche una serie di prodotti alimentari che hanno meritato il marchio Doc e DOP e che sfuggono molto spesso alla considerazione della sua origine, come se uno strano incantesimo non permettesse di mettere in relazione il Gorgonzola DOP con la cittadina di Gorgonzola di cui è originario, eppure l’azienda Galbani che produce un gorgonzola dolce DOP, ha ancora i stabilimenti di produzione a Milano, anche se come per la Invernizzi e la Cademartori, altre due grandi aziende di formaggi lombarde, sono passare in mano francese. Il Grana Padano DOP con l’abazia di Chiaravalle e con i monaci che inventarono la ricetta di questo formaggio a pasta dura, ottimo per conservare le eccedenze del latte.

Chiaravalle ora è un quartiere di Milano e vi sono ancora delle aziende agricole che all’interno del territorio del comune di Milano o nelle immediate vicinanze che producono il favoloso formaggio conosciuto nel mondo quanto il Parmigiano Reggiano. Alcune delle aziende di produzione e stagionatura si trovano in comuni come Lainate, Locate Triulzi, Brugherio e Buccinasco, appena due passi fuori dai confini del comune milanese.

Ad Abbiategrasso, ad esempio è possibile trovare il gorgonzola dolce DOP, il gorgonzola piccante DOP, il quartirolo DOP e il taleggio DOP nella azienda Nuova Castelli e Cairati e non necessario dire che Abbiategrasso è una delle cittadine che i turisti che visitano Milano non devono perdersi.
Abbiategrasso non fa parte della strada dei vini di San Colombano e dei sapori lodigiani, ma ha diverse aziende che fanno parte di diversi consorzi di produzione di cibi tipici e di denominazione di origine protetta, sia di piccole sia di medie dimensioni e, nel momento in cui si riuscirà a costituire una strada dei sapori e dei vini della provincia dell’Alto-milanese, che è ancora solo a livello di progettazione, ma che quando sarà una realtà porterà con se molte sorprese per chi credo che Milano e la sua provincia sia solo un luogo di affari e senza grandi interesse turistico

Le Strade dei Vini e dei Sapori della Lombardia: la Strada della Valcalepio

sapori 172x300 Le Strade dei Vini e dei Sapori della Lombardia: la Strada della ValcalepioCi sono 12 itinerari in Lombardia che bisogna assolutamente seguire. Sono le strade dei vini e dei sapori di Lombardia. Si tratta di strade fisiche, che si snodano fra cantine, osterie e aziende di produzione di formaggi , salumi e altre ghiottonerie tipiche della Lombardia. Sono strade che ricordano le bricioline di pane gettate da Hansel e Gretel sul terreno del bosco per segnare la strada da fare per tornare a casa senza perdersi. No, non vi sto dicendo che una volta che avrete percorso tutta la strada dei vini di Lombardia avrete bisogno di aiuto per ritrovare la strada di casa. Se saprete limitarvi e non sarete ingordi non ne avrete bisogno. Però vi sto dicendo che queste sono le strade che vi aiuteranno a tornare a casa, a ricordare l’infanzia e che, ad ogni assaggio, vi faranno tornare alla mente un episodio, un volto, una voce che credevate di aver dimenticato e, passo dopo passo, ritroverete la vostra casa.

Questo vale per chi vive già in Lombardia, ovviamente, mentre per chi ha deciso di sapere cosa è in grado di dare la Lombardia dal punto di vista enogastronomico, questi percorsi guidati, con i relativi assaggi, saranno una vera sorpresa per il gusto e per la vista. I 12 percorsi lombardi si snodano per 2000 chilometri coinvolgono 124 comuni e 9 province, 208 agriturismi, 190 aziende vitivinicole, 150 produttori tipici e 50 alberghi. Le 12 vie lombarde sono tutelate dalla federazione Strade dei Vini e dei Sapori , una associazione che ha come scopo lo sviluppo di servizi turistici di qualità.

Il percorso in provincia di Bergamo si chiama Strada del Vino e dei Sapori della Valcalepio dal nome della valle che produce i migliori vini della provincia, mentre la provincia di Brescia ne vanta ben 3: la Strada del Vino Franciacorta, la Strada del Vino Colli dei Longobardi, la Strada dei Vini e dei Sapori del Garda. In provincia di Cremona, c’è la Strada del Gusto Cremonese nella terra di Stradivari e in quella di Mantova si snodano la Strada del Tartufo quella dei Strada dei Vini e Sapori Mantovani e la Strada del Riso e dei Risotti Mantovani

Nelle provincie di Milano e di Lodi c’è Strada del San Colombano e dei Sapori Lodigiani, a Pavia la Strada del Vino e dei Sapori dell’Oltrepò Pavese, a Sondrio la Strada del Vino e dei Sapori della Valtellina e infine a Varese la Strada dei Sapori delle Valli Varesine.

La Strada del Vino e dei Sapori della Valcalepio percorre la provincia di Bergamo, restando sulla riva destra del fiume Oglio, ma comprendendo, per quello che riguarda i vini, il territorio che si trova fra il fiume Adda e il lago Sebino finendo per coprire tutta la parte collinare della provincia bergamasca, la Val Cavallina, l’imbocco della Val Brembana e della Val Seriana e anche una parte della Val San Martino. Il consorzio di tutela della Valcalepio organizza degli eventi che hanno come scopo la conoscenza della Strada, con la collaborazione delle aziende che ne fanno parte. L’evento Andar per vigne ad esempio è organizzato neiperiodi migliori di visita alle vigne, quello delle vendemmie, ogni terza domenica dei mesi di settembre ottobre e novembre, le aziende vinicole che aderiscono al consirzio rimarranno aperte al pubblico dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 offrendo ai turisti momenti di degustazione, la possibilità di visitare le cantine e di assistere ai momenti salienti della prossima vendemmia, in un momento particolare per la Valcalepio e per i suoi vini, infatti quest’anno ci sarà la nascita effetica di una nuova etichetta Doc, quella delle Terre del Colleoni.Qui si produce il Valcalepio, un vino tutto bergamasco che ha tre versioni, tutte e tre doc: il Valcalepio bianco, il Valcalepio rosso e il Valcalepio moscato passito. Le visite alle cantine si trasformano spesso in momenti di allegria in cui al vino si uniscono anche gli assaggi di cibi nostrani e vale quindi la pena di tenersi aggironati per poter approfittare di questi momenti particolari che si svolgono sula strada del vino e de sapori della Valcaplepio. Il Consorzio Tutela Valcalepio ha un sito su cui è possibile trovare tutte le informazioni necessarie e che corrisponde all’indirizzo internet www.valcalepio.it.

Varzi, un Castello e un Borgo Medievali per una Domenica a Caccia i Salumi Vero Varzi

castelli4 300x171 Varzi, un Castello e un Borgo Medievali per una Domenica a Caccia i Salumi Vero VarziIl castello di Varzi è un maniero millenario che si trova in uno dei luoghi del turismo giornaliero più amati da chi vive di solito nelle città della Lombardia. Da quando si è cominciato ad organizzare anche il turismo enogastronimico mettendo in rete fra loro gli agriturismi, le aziende di produzione, e promuovendo i marchi dop e doc e quelli dei cibi tipici locali, si possono inserire agevolmente fra le mete turistiche anche quei luoghi che sono famosi per le gite giornaliere o domenicali che si fanno per fare la spesa o per procurarsi una scorta di certi cibi. L’arrivo domenicale di tante persone ha permesso di promuovere anche luoghi che normalmente sono sconosciuti ai più permettendo di creare una piccola branca economica legata proprio al turismo domenicale, come l’organizzazione delle visite ai numerosissimi castelli o chiese, la manutenzione e la segnalazione dei sentieri, l’organizzazione delle sagre e la riscoperta delle antiche tradizioni e della storia locale.
Varzi, vuoi anche perché già conosciuta internazionalmente per la produzione di salumi, ha saputo sfruttare queste piccole nicchie e offre ai turisti un iniseme di percorsi naturalistici, storie leggende, cibi e e prodotti locali in un complesso piuttosto organizzato, ma ancora molto naturale, in cui il turista si sente protagonista e gratificato e non “portato a spasso” , come qualche volta accade quando l’ organizzazione turistica prende il sopravento sulla quotidianità di un luogo.

Il castello di Varzi fu costruito dopo che la famiglia dei Malaspina furono investiti dall’imperatore Barbarossa come marchesi, nel 1164. I loro territori andavano da Rivanazzano fino alla Toscana.

La prima testimonianza dei Malaspina a Varzi riguarda la vendita del feudo di Pizzocorno alla abbazia di Sant’ Alberto, e si suppone che il castello che ora compone un complesso architettonico dallo stile per lo più settecentesco, in pietra a vista e modanature, che si affaccia sulla bellissima pazza di Varzi, sia stato costruito in quel periodo. Sullo stretto vicolo che porta alla piazza si innalza la parte quattrocentesca del palazzo, con le pareti sempre in pietra ma lavorate in modo squadrato, quasi come se uscissero dai muri con forza, gli che danno sulla via sono ad arco sesto acuto, mentre il cortiletto d’accesso ha una graziosa copertura a volte a crociera e alcuni archi più grandi e decorati. Sul fondo del vicolo c’è l’ultimo edificio dell’abazia, che risale al 1200 e che si apre sul vicolo con un ampio arco a tutto sesto. A fianco c’è la torre duecentesca che è soprastato da una terrazza coperta che offre una splendida vista su Varzi e sui monti che la circondano e sulla bella valle della Staffora, il fiume a carattere torrentizio che caratterizza questi bei luoghi . Un passaggio nel sottotetto collega la torre direttamente al palazzo.

Le stanze interne della torre sono sempre state usate come prigione e quel passaggio era usato pre trasportare i prigionieri e per portare loro da mangiare, fino in tempi moderni, ed ha un nome piuttosto tenebroso. La chiamano la torre delle streghe, a causa del fatto che nel 1460 un gruppo di 25 donne e alcuni uomini accusati di stregoneria furono tenuti prigionieri nella torre prima di essere bruciati nella piazza principale del paese. La leggenda vuole che i loro spiriti abitino ancora la torre.

Oggi il castello è di proprietà privata, mentre la torre è di proprietà comunale e visitabile.

Al borgo di Varzi appartengono anche altre bellezze che contribuiscono a renderne l’atmosfera antica e romantica: c’è la chiesa dei cappuccini, in stile romanico e risalente a prima del 1400, e la Chiesa dei Rossi che, nonostante probabilmente le origini siano più antiche, è stata costruita nel 1636, e deve il suo nome alle mantelline rosse dei confratelli della SS. Trinità, che vi si riunivano.

La Chiesa dei Rossi ha una sola navata ed è in stile settecento lombardo, ed è ricca di statue ligneee dorate. L’inero borgo poi ha una struttura urbanistica organizzata e delimitata dalle due torri di Porta Sottana e di Porta Soprana, o dell’orologio. In questa bella cornice medievale non si può non apprezzare i cibi offerti dalle osterie e dai ristoranti e il ritorno a casa dalla gita domenicale on può non concludersi con l’approvvigionarsi di una copiosa provvista di sulumi di Varzi e di vini dell’ Oltrepo pavese.

Monza, la corona ferrea e gli alabardieri. Storie di tradizioni e arte

castelli2 Monza, la corona ferrea e gli alabardieri. Storie di tradizioni e arteParlare di una città come Monza dal punto di vista turistico e storico è una grande impresa, tali e tanti sono stati gli avvenimenti storici che l’hanno vista protagonista e tali sono in monumenti i palazzi e le opere d’arte che la adornano. Monza ha una storia antichissima, ed è abitata sin dai tempi della preistoria ma il periodo più fastoso lo ha vissuto quando fu capitale del regno longobardo. Ed infatti a Monza si possono ammirare ancora moltissimi resti di qeulla splendida cività e non sono ultime le chiese fatte costruire dalla regina Teodolinda, la prima longobarda a convertirsi al cattolicesimo. Per una descrizione della bellezze di Monza si può partire dal Duomo dedicato a San Giovanni Battista.

La chiesa è bellissima e conserva moltissimi tesori , fra cui la Corona ferrea. Il duomo fu fondato interno al 550 dopo Cristo proprio da Teodolinda, ma in seguito fu abbattuto e ricostruito volte e ora il suo aspetto è in stile gotico e risale al 1300 circa. Una profezia riportata dal cronista dei Longobardi, Paolo Diacono, diceva che i longobardi sarebbero stati invincibili fino a che avessero avuto cura e dedizione per la basilica di San Giovanni e che era il Santo Stesso a proteggerli, essendo grato per la dedicazione.

Se della prima chiesa longobarda sono rimasti solo le fondamenta e alcune parti riutilizzate nella ricostruzione del Duomo, i tesori che vi erano stati portati sono ancora presenti: fra questi cis ono molte suppellettili in oro e argento lavorati donati dalla stessa Teodolinda oppure da re Berengario intorno all’anno mille. Anche l’alto campanile, di più di venti metri di altezza è ancora quello originale longobardo e nel fare alcuni lavori sotto ad una delle cappelle all’interno della chiesa, nel 1988, è stata riprovata la lastra di marmo che faceva da altare, nella parte inferiore di questa lastra degli incavi mostrano dove si trovavano i sostegni e dove era contenuto un reliquario o il tabernacolo. Forse si tratta dell’altare della cappella della Regina Teodolinda.

La regina fu seppellita in questa chiesa e quando nel periodo in cui Monza faceva parte del ducato di Milano sotto i Visconti, e la Chiesa fu riedificata, il suo corpo contenuto in un sarcofago con le colonnine su portato nella cappella. C’ una leggenda che racconta come Teodolinda e Santa Elisabetta, cui Teodolinda era particolarmente legata, apparvero ad un arciprete, mostrandogli il luogo dove eranos tate dimenticate alcune reliquie e chiedendogli di riedificare la Chiesa. Le reliquie furono ritrovate e i Visconti così si conquistarono la fedeltà dei monzesi.

Ma la costruzione del Duomo di Monza, pur non raggiungendo i tempi di quelli del Duomo di Milano, fu comunque lunghissima, ogni secoo ha aggiunto particolare e artisti di tutte le epoche si sono cimentati nelle decorazioni, regalando a Monza un patriomonio artistico preziosismo. I Visconti avevano progettato di creare a Monza la basilica per conservare la corona di ferro e il tesoro. La tradizione voleva infatti che gli imperatori fossero incoronati tre volte. Ad Acquisgrana, per il regno germanico, con una corona d’argento, a Roma per il regno italico con una corona d’oro e a Milano o a Monza con la Corona di ferro. La corona di ferro è un semplice cerchio di ferro, che però è per la cristianità più prezioso delle altre due corone, d’oro e d’argento, perché ottenuto ribattendo uno dei chiodi di ferro usati per al crocefissione di Cristo. Si tratta quindi di una specie di Graal del cristianesimo. Un Imperatore che portasse come corona un semplice cerchio di ferro, quasi fosse il simbolo della corona di spine, era forte troppo sconvolgente e così il cerchietto originale fu arricchito di pietre preziosee e di oro, ma la corona rimase la corona di ferro simbolo del regno milanese.

C’è un’altra particolarità del Duomo di Monza. In quanto sede di uan delle tre corone imperiali l’arciprete di Monza può usare le vestigia cardinalizie e come il papa ha al suo serivizio uno speciale corpo militare suo proprio formato da dodici uomini e un ufficiale. Si tratta oramai di una usanza solo formale, ma fino agli anni cinquanta il picchetto faceva servizio a lato dell’altare maggiore del Duomo. Ora la guardi degli Alabardieri, come è chiamata, serve i picchetti d’onore solo per le feste religiose più importanti e durate le visite del papa o dell’arcivescovo di Milano.

Pavia, Chignolo Po: il Castello, l’ Ambiente, il Cibo e il Circuito Automobilistico offrono Emozioni Forti

castelli1 300x176 Pavia, Chignolo Po: il Castello, l Ambiente, il Cibo e il Circuito Automobilistico offrono Emozioni FortiDove il fiume Lambro sfocia nel Po, pochi chilometri dopo aver lasciato Milano, si è creata una piccola penisola che coincide con il comune di Chignolo Po. Il Lambro, fin dal punto in cui arriva a Milano è stato incanalato, le sue acque deviate e il suo corso controllato. Il percorso cittadino del fiume è stato deviato per riempire il fossato del Castello Sforzesco e lo scolmatore che riportava le acque nel suo corso naturale, ricostruito completamente artificialmente. Anche il modo in cui il Lambro entra nel Po non è naturale. L foce non è dove la natura aveva deciso che doveva essere, ma è stata spostata dall’uomo. Queste grandi opere di progettazione ed ingegneria idraulica sono stati compiuti nel medioevo e lo stesso Leonardo da Vinci, quando ha progettato il sistema di chiuse dei Navigli e dei corsi d’acqua milanesi, ha lavorato su opere già costruite da geni che lo avevano preceduto. Anche il corso del Lambro, in questa parte della provincia di Pavia che confina con la provincia di Milano, ha goduto delle attenzioni del genio di Leonardo da Vinci, nel periodo che l’artista fiorentino ha passato a Milano, ospite dei Visconti.

Per ritornare però a questo piccolo comune della provincia pavese, Chignolo Po ha delle origini sono antichissime. Qui vi era, infatti, un villaggio risalente all’età della pietra, di origine preceltica e ligure, forse appartenente alla tribù di tradizione celta dei Lambrates, che diedero il nome sia al fiume sia all’omonimo quartiere milanese di Lambrate, una volta Comune. La foce del Lambro fu invece modificata da Galeazzo Maria Sforza, nel 1466 che finanziò le modifiche che hanno reso il territorio della cittadina più fertile e meno soggetto alle inondazioni. Fra gli altri dati storici che abbiamo su Chignolo, c’è la certezza che sia stato tappa della Via Franchigena, la strada percorsa dai pellegrini che da Canterbury e dalla Francia andavano fino a Roma e a Gerusalemme.

Nell’ 800, re Berengario, concesse ai monaci benedettini dedicati a Santa Cristina il monastero già costruito dai Longobardi e invitò la famiglia milanese dei Pusterla a diventare i feudatari di Chignolo. L’invito fu ovviamente accolto, ma al momento della ascesa dei Visconti a Milano, fra i Pusterla e i Visconti cominciarono delle contese sul feudo, che si conclusero solo nel 1486 quando il feudo e il castello passò alla famiglia Cusani Visconti, discendenti sia della famiglia Federici, chiamata anche Todeschini, sia dei Visconti. I cusani mantennero il casato fino al 1936.

Il castello di Chignolo Po stato abitato fin dalla sua costruzione nel dodicesimo secolo e anche se spesso rimaneggiato e restaurato ha potuto mantenersi in condizioni ottime. Infatti è indicato come uno dei più bei castelli della Lombardia. Il castello è di proprietà privata ma si può in parte visitare e si possono affittarne le sale per degli eventi, conferenze, matrimoni o ricevimenti. Una delle sale più famose è quella in cui ha dormito Napoleone Bonaparte, ma sono parecchi gli eventi storici, anche recenti, che si sono svolti fra quelle mura che ora ospitano anche il Museo lombardo del vino e il Museo di storia della civiltà agricola Lombarda.
La bellezza di Chignolo è però anche nell’ambiente che si è creato fra i due fiumi. Con la costruzione dei depuratori, il fiume Lambro ,che una volta era considerato talmente inquinato da essere irrecuperabile, dopo essere uscito da Milano, sta lentamente recuperando la vita e la pulizia delle acque.

Il Po è, invece, piuttosto pulito e scorre fra i boschi dividendosi in molti canali sia naturali sia costruiti dall’uomo. Essendo una zona molto ricca di acque, anche se la vegetazione spontanea non è molta, le rive dei fiumi sono abitate da moltissimi uccelli. In queste zone si possono osservare garzette , aironi bianchi, germani reali , gallinelle d’acqua e martin pescatori, ma ci sono anche moltissimi uccellini che una volta erano considerati comuni mentre adesso sono quasi rari, cardellini, cinciallegre, pettirossi, merli e storni. Ci sono anche molti fagiani che attirano i cacciatori mentre il sottobosco è ricco di funghi di ottima qualità che attirano gli appassionati. I ristoranti, le osterie e gli agriturismi della zona offrono spesso dei menù di cacciagione o degli ottimi piatti di polenta con i funghi, innaffiati con il vino rosso di San Colombano.

Fra le altre cose interessanti che ci sono a Chignolo Po bisogna citare il circuito automobilistico in cui si possono frequentare i corsi per piloti e copiloti delle auto da corsa, utilizzando le Ferrari e le Lamborghini a prezzi tutto considerato accessibili. Un corso teorico e tecnica di pilotaggio di 20minuti più due giri del circuito con una 4×4 e altri tre giri con una Ferrrari 430 come copilota più il diploma costa solo 99 euro. Per avere la soddisfazione di correre su una pista con una vera Ferrari è una cifra che si spende volentieri.

Viboldone, Mirasole e Morimondo: Tre Altre Abazie alle porte di Milano. Luoghi di Pace per Ritemprare lo Spirito in un Pomeriggio

mirasole Viboldone, Mirasole e Morimondo: Tre Altre Abazie alle porte di Milano. Luoghi di Pace per Ritemprare lo Spirito in un PomeriggioUscendo da Milano per correndo la strada che da Chiaravalle porta verso e San giuliano milanese e Cologno si trova un’altra delle abazie che hanno fatto al storia dell’ agricoltura Lombarda. I monaci che fondarono l’abazia trecentesca di Viboldone sono dell’ordine degli Umiliati e sono stati in grado, come anche gli altri monaci delle grandi abazie insubri,di trasformare dei terreni appena abbandonati dalle acque paludose dell’antico Mar Gerundo, in terreni fertili coltivati a marcita.

Il Mar Gerundo, nel medioevo, era un lago instabile, dalle acque salmastre, il cui fondo era formato da ghiai ricoperta da torba, e la cui forma e posizione cambiava a seconda della alluvioni dei fiumi che lo contornavano, il Serio, l’ Adda e molti altri torrenti. La pianura padana è ancora in via di formazione, in queste zone, e ancora di più lo era nel Medioevo quando i monaci bonificarono le campagne, con delle ottime opere idrauliche, rendendole adatte alla coltivazione a marcita.

Quando San Carlo Borromeo abolì l’ordine degli Umiliati,  a Viboldone arrivarono i monaci benedettini degli Olivetani, che continuarono le opere di coltivazione e bonifica. Poi nel periodo napoleonico i monaci dovettero andarsene e solo dopo anni e anni in cui l’abazia fu lasciata al suo destino, nel 1941 vi tornarono dei religiosi, questa volta delle monache benedettine, che vi risiedono tuttora, e ce mantengono il complesso architettonico e il monastero preparando confetture di frutta e altri prodotti naturali. La bellezza di questo complesso tardo gotico è molto suggestiva ed è l’ideale per una passeggiata dominicale. Sembra sempre incredibile che così vicino alla grande metropoli degli affari,Milano, sorgano questi scorci di spiritualità semplice e antica.

Il monastero è tutto visitabile, sotto al guida delle suore che racconteranno il loro modo di vivere e illustreranno le opere artistiche che si trovano nell’abazia, ma è possibile anche fare delle passeggiate lungo i viali di campagna che attraversano il bordo e che collegano fra loro le numerose cascine. Sono presenti anche alcune osterie e alcuni agriturismi dove è possibile fare merenda con i salumi e gli altri cibi tipici prodotti localmente, con un piatto di rane fritte o di pesciolini innaffiati con il vino di San Colombano, uno dei pochi vini prodotti nella provincia di Milano, nel comune di San Colombano al Lambro, pochi chilometri più lontano sulla strada per raggiungere Lodi.

Oltre a Viboldone ci sono altre bellissime abazie medievali molto famosi e che sono sulla parte sud, sud ovest di Milano e sono la bellissima abazia di Mirasole, a Opera, e quella di Morimondo, a Ozzero.

L’ abazia di Mirasole è a soli dieci chilometri dal centro di Milano e come quella di Viboldone è stata fondata nel medioevo dall’ordine degli Umiliati, che era composto sia da religiosi sia da laici che avevano fatto alcuni voti, fra cui quello di non mentire e di non pronunciare giuramenti. Il complesso di Mirasole è il meglio conservato, il più completo, con i suoi chiostri, gli orti e una tipica corte lombarda a pianta quadrata che resta una delle più belle ancora esistenti. Fra le particolarità di Mirasole c’è il blasone simbolo dell’abazia, un sole splendente con i raggi con un viso umano e una falce di luna, che è poi diventato simbolo dell’intera provincia di Milano. Dopo la soppressione dell’ordine religioso degli umiliati, l’abazia passo alla proprietà dell’ospedale maggiore, cui appartiene ancora adesso, mentre una associazione locale senza fini di lucro si sta occupando dei restauri.

Dopo Mirasole, sulla strade per Abbiategrasso, ad Ozzero, nel piccolo borgo di Coronate, c’è l’ abazia di Morimondo, che è stata fondata dai monaci cistercensi nel 1137. La costruzione dei chiostri e della corte fini solo nel 1500 quando la spiritualità di quel luogo fu curata dall’abate Giovanni de Medici, figlio del duca fiorentino Lorenzo il Magnifico, che diventò poi papa con il nome di Leone V. Anche Morimondo è una piacevole metà delle passeggiate domenicali fuori porta dei milanesi che, nella pace della campagna e nella spiritualità del luogo, trovano le energie e il riposo necessari ad affrontare altre settimane di stressa lavorativo.

Mantova: la Città della Storia, dell’ Arte, dell’ Acqua e della Letteratura in Lombardia

lastminuteclick 300x117 Mantova: la Città della Storia, dell Arte, dell Acqua e della Letteratura in LombardiaMantova è fra le più belle città della pianura padana. E’ una città romantica, dalle origini antichissime, costruita dai celti delle paludi e dagli etruschi della confederazione delle città padane prima ancora della nascita di Roma.

La bassa padana ai piedi dell’ Appennino è stata sede nell’antichità di una confederazione di 12 città di origine etrusche ad imitazione di quella che esisteva in Toscana. I due mondi, quello celta e ligure e quello etrusco convivevano nonostante le culture molto differenti ed erano molto comuni gli scambi commerciali, anche se spesso vi erano delle contrapposizioni.

Non tutte le città etrusche sono state identificate. Per ora si conoscono Mantova, Bologna che ai tempi degli etruschi si chiamava Felsina, Adria, Marzabotto, Spina e ci sono alcuni siti archeologici ancora da identificare. Poi gli etruschi si ritirarono e i celti continuarono ad abitare alcune delle città fra queste c’era Mantova. Mantova sorge su tre laghi ottenuti dall’allargamento artificiale del fiume Mincio nel 1100, con dei lavoro effettuati dall’ architetto ingegnere idraulico Alberto Pitentino.

Fino al sedicesimo secolo i laghi erano 4 e Mantova si era trovata ad essere un’isola cui si accedeva solo da 4 ponti. Poi, dopo una serie di gravi alluvioni che trasformarono al zona in una palude, il quarto lago, quello del Paiolo, fu prosciugato,. Oggi ci sono ancora due ponti che danno accesso alla città e sono il ponte di San Giorgio e quello dei Mulini. Per chi vuole visitare la città si consiglia di girarla a piedi. Il centro storico, proclamato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, non è grandissimo ma ricchissimo di monumenti e di bellezze da ammirare. Si può cominciare dal castello di San Giorgio che risale al 1400 ed è stato commissionato da Francesco Gonzaga. Fra i vari tesori che si trovano nel castello vi è sicuramente la camera degli sposi, o camera picta.

Si tratta del salone quadrato che si trova in cima ad uno dei torrioni e ceh il Mantegna affresco in modo da farla sembrare un finto loggiato. La stanza deve il suo nome ad alcuni afreschi e a ha una curiosa acustica e una serie di giochi di illusione ottica creati da Andrea Mantegna che hanno reso questa stanza famosa in utto il mondo. Chiunque, ancora oggi, entrandovi direbbe di essere entrato in un loggiato, ma la cosa più stupefacente è il soffitto. In cui si apre una finta balaustra da cui si vede il cielo azzurro e da cui si affacciano alcune dame e alcuni putti alati, dando l’impressione di una vera apertura verso il cielo. Oltre a castel san Giorgio, alla cui visita si potrebbe dedicare una giornata, un’altra meraviglia architettonica è è il Palazzo Ducale, i cui portici sembrano dei merletti di pizzo e che fa parte di uno dei complessi architettonici più grandi del mondo. La visita è impegnativa quasi quanto la descrizione di questa meraviglia medievale, e quindi è necessario fare delle scelte. Le zone più belle da vedere sono la corte vecchia, gli appartamenti vedovili di Isabella D’ Este, con la sala degli Arazzi, o sala verde, e la camera da letto utilizzata da Napoleone Buonaparte, che era chiamata sala dello zodiaco, per i dipinti che ne affrescano le pareti. Poi c’è il palazzo della ragione che risale al periodo comunale, Palazzo Castiglioni, e il palazzo del Broletto nella bellissima piazza delle Erbe. I Numerosi palazzi signorili di Mantova sono quasi tutti visitabili e contengono quasi tutti opere del grande pittore locale Andrea Mantegna. Anche le chiese sono notevoli: la più bella è sicuramente Sant’Andrea progettata da Leon Battista Alberti che si occupò anche del progetto del tempio di San Sebastiano. Da vedere anche il battistero, la rotonda di San Lorenzo e Santa Barbara.

Palazzo Te è invece un palazzo che sorge su una isola della palude prosciugata dell’ex lago del Paiolo ed è costruito su un piano solo con un’ architettura assolutamente originale, che ricorda la struttura di una villa della antica Roma, piena di affreschi e dipinti famosi. Fu fatto costruire da Francesco Gonzaga per la sua amante e utilizzato anche in seguito per gli ospiti e le feste. Ora è spesso sede di manifestazioni. Un Buo mOtivo per visitare Mantova nei primi giorni di settembre è il festival della letteratura che si svolgerà nei palazzi storici della città fra il 7 e l’11 settembre.