Halloween e Ognissanti nelle capitali Europee

Immagine4 Halloween e Ognissanti nelle capitali EuropeeQuali sono le capitali europee più adatte a festeggiare Halloween? Una bella domanda da fare nei quattro giorni che precedono il Week End di Ognissanti, festeggiato in tutte le regioni europee, da nord a sud e da est a ovest. In realtà ognuna delle capitali ha una sua storia ed è legata alle antiche tradizioni e non ce ne è una più adatta delle altre. Si potrebe dire, piuttosto, che ognuna festeggia a modo suo offrendo ai turisti lo spettacolo delle tradizionali processioni o festeggiamenti. Ovviamente meno i festeggiamenti sono di tipo commerciale, più sono affascinanti.

Parlando in modo generale si potrebbe dire che in quei paesi in cui il cristianesimo ha una importanza maggiore, si festeggia il giorno dei morti con le tradizionali visite ai cimiteri che per tradizione devono essere sette. A Parigi  per Halloween si può proporre un giro nei cimiteri famosi della città. Nel cimitero di Père Lachaise ci sono le tombe di personaggi che sono stati  famosi nei secoli, come Chopin, Oscar Wilde e Jim Morrison e molti altri. Ricordarli con una visita alla loro tomba può essere un momento davvero particolare, specie se si sono amate le loro opere. Un altro cimitero di Parigi è sotterraneo. Si tratta delle catacombe, scavate per più di 300 chilometri.

Se a Parigi si parla dei cimiteri, a Londra, Edimburgo, Amburgo, Amsterdam, Blackpool e York si potrebbe dedicare la visita del giorno di Ognissanti al museo di Dungeons, delle vere case del terrore, fatte apposta per spaventare piccoli e grandi. Il sito dove si possono acquistare i biglietti per i musei più terrificanti del Regno Unito e delle altre capitali del nord Europa è il  Dungeons museum.

A Dublino, in Irlanda e ad Edimburgo, in Scozia, vi è ancora l’abitudine di festeggiare il capodanno celtico di Samain in grande stile, con concerti spettacoli e fuochi di artificio e questo la rende un’ottimo luogo in cui festeggiare Halloween.

La festa di Samain è festeggiata nello stesso modo, da circa dieci anni, anche a Milano, nel castello Sforzesco, dal 28 al 30 di ottobre, con concerti e laboratori creativi per bambini. La manifestazione si chiama Capodanno celtico.

Strade dei Vini e dei Sapori della Lombardia: la Strada dei Vini di San Colombano e dei Sapori Lodigiani

cascinamilano Strade dei Vini e dei Sapori della Lombardia: la Strada dei Vini di San Colombano e dei Sapori LodigianiAbbiamo già parlato di una delle strade dei sapori e dei vini di Lombardia ora è il momento di parlare degli altri 12 percorsi che completano il circuito enogastronomico della Lombardia, provincia per provincia. Per quanto strano possa sembrare a chi pensa alla provincia di Milano come al regno degli affari e della tecnologia, questa è una delle provincie più ricche di tradizione culinaria, anche se c’è ancora molto da recuperare in celebrità rispetto a realtà come quella Pavese e Bergamasca. La strada protetta e segnalata per ora è una sola ed è condivisa con la provincia di Lodi, ma copre ben 60 chilometri coinvolgendo 65 comuni.

La strada è quella segnata dal Strada del Vino San Colombano e dei Sapori Lodigiani . Il San Colombano è un vino rosso Doc. Uno dei pochi vini prodotti nella provincia di Milano. La pianura fu colpita profondamente dalla filossera, che nel secolo scorso attaccò molti dei vigneti della Lombardia. Purtroppo, in molti casi, le qualità di vite andarono perdute prima che si capisse che si potevano innestare i vitigni locali su radici di vite americana, resistente alla filossera, e i contadini , che perlopiù avevano i terreni a mezzadria, preferirono cambiare completamente tipo di coltivazione, DOP aver bruciato ciò che rimaneva delle viti. In questo modo vite e vino scomparirono quasi generalmente da questa parte della pianura padana. Ora le vigne si stanno riprendendo, ma la ricerca dei vitigni è lunga: Il vino di San Colombano al Lambro è un caso di salvataggio, recupero e ripresa della produzione, con l’ottenimento del marchio Doc, più che riuscito.
Non dobbiamo dimenticare però che la provincia di Milano ha dato ai natali ad alcuni cibi che sono conosciuti in tutto il mondo e che la loro produzione è ancora altamente tipica. Stiamo parlando dei panettoni, il dolce natalizio per antonomasia e che è prodotto solo a Milano, oppure del formaggio Gorgonzola, nato e prodotto per l’appunto nell’omonimo paese della provincia di Milano. Non si può iniziare a parlare di sapori e di cibi tipici senza citare per prima cosa questi due casi ora però vediamo quali sono i 65 comuni che compongono questa strada e che cosa hanno di particolare da offrire e che può convincerci a da andare a visitarli per poterli conoscere meglio.
In terra lodigiana il territorio compreso nella strada dei sapori è una striscia larga venti chilometri che percorre la valle fra il il fiume Adda e il fiume Lambro ed è delimitata alla sua fine dal fiume Po. Si tratta di una terra caratterizzata dai lavori di bonifica promossi e attuati dai monaci cistercensi sin dal 1200 e che ha, da allora una vocazione prettamente agricola. Qui si trovano fra le basiliche i conventi e le abazie medievali più belle e antiche.
I comuni della strada che sono più ricchi di opere d’arte e di monumenti storici sono Lodi , Lodi vecchio, Sant’Angelo lodigiano, Senna Lodigiana, Corte Sant’Andrea Casalpusterlengo e Codogno, senza voler togliere nulla agli altri comuni. Il borgo stesso di San Colombano , ad esempio è un grazioso esempio di stile medievale e vi si può visitare il castello di Federico I Barbarossa, ma se si visita San Colombano di sicuro la cosa più interessante è quella di andare per cantine. Un buon elenco delle cantine che producono il San Colombano Dococ, che fanno parte della associazione della strada e che organizzano eventi in cantina con assaggi e spesse cene e pranzi con il vignaiolo, le trovate su l sito internet dedicato alla strada dei vini e dei sapori http://www.lodigianoterrabuona.it/stradasaporilodigiani/ita/LPT000318.asp . Sullo stesso sito si possono trovare anche l’elenco dei ristoranti e degli agriturismi che organizzano eventi tematici all’interno del percorso chiamato “ a tavola con la storia”. Si tratta di cene a tema, con menù caratteristici del periodo storico che le intitola. Avremo quindi una cena chiamata “a tavola con gli antichi romani, che ci ripropone i piatti di cui sono state ritrovate le ricette o che si suppone saziassero gli antichi romani nel periodo imperiale.

Alcune volte si parte dalle descrizioni degli scrittori antichi altre volte dall’osservazione di un dipinto, altre volte invece si è dedotto che preparassero un certo cibo perché è stato ritrovato magari in qualche anfora antica. Le cene sono accompagnate da spiegazioni su cose sono state scoperte le pietanze e su come erano preparate ai tempi del periodo scelto. Oltre agli antichi romani e degli antichi celti ci saranno cene medievali, a base di minestre di farro e di farina di castagne, di ceci e di piatti di cacciagione, le cene rinascimentali, ricche e sfarzose come lo erano le cene nelle corti principesche. Poi per fare da contraltare ci sono le “cena degli umili” in cui si servono i piatti che venivano preparati nelle famiglie, la cucina di tutti i giorni, forse meno ricca dal punto di vista dell’aspetto, ma certamente gustosa.

Non si può essere sorpresi nello scoprire che molti di quei piatti si sono conservati nel tempo e che li si può trovare, in versioni più moderne anche sulle nostre tavole, quando ci dedichiamo alla cucina tradizionale.
Fra le altre idee organizzate dai ristoranti che hanno aderito al percorso dei vini e dei sapori ci sono le cene e i pranzi con il menù costruito da un libro o da un film, che poi vien proiettato o letto.
durante o dopo la cena.
Altre iniziative riguardano i percorsi stagionali o tematici che si sviluppano su uno o due giorni, organizzati con fantasia e professionalità, portando i turisti a pranzare nei castelli medievali o visitando musei e vigneti e intervallando le passeggiate con letture di brani di poeti medievali e di antichi bardi o cantori.
Per chi ama invece i percorsi più naturalistici c’è il parco ittico Paradiso di Zelo Buon Persico, nella frazione di Villa Pompeiana, sul fiume Adda,: in questo parco si può imparare a conoscere oltre ai cibi del fiume, anche la flora e la fauna e le meravigli naturali
Poi ancora ci sentieri ciclabili che costeggiano tutti i luoghi più belli, possibilità di gite cavallo, in carrozza, e in barca. Ogni angolo della strada del vino di San Colombano e dei sapori del lodigiano è stato valorizzato studiando degli eventi che attendono solo di essere conosciuti meglio dai turisti e dai visitatori.
La parte milanese della strada dei vini di San Colombano e dei sapori lodigiani percorre la parte meridionale della provincia di Milano, comprende San Colombano al Lambro e i comuni vicini, per quello che riguarda il vino, ma offre anche una serie di prodotti alimentari che hanno meritato il marchio Doc e DOP e che sfuggono molto spesso alla considerazione della sua origine, come se uno strano incantesimo non permettesse di mettere in relazione il Gorgonzola DOP con la cittadina di Gorgonzola di cui è originario, eppure l’azienda Galbani che produce un gorgonzola dolce DOP, ha ancora i stabilimenti di produzione a Milano, anche se come per la Invernizzi e la Cademartori, altre due grandi aziende di formaggi lombarde, sono passare in mano francese. Il Grana Padano DOP con l’abazia di Chiaravalle e con i monaci che inventarono la ricetta di questo formaggio a pasta dura, ottimo per conservare le eccedenze del latte.

Chiaravalle ora è un quartiere di Milano e vi sono ancora delle aziende agricole che all’interno del territorio del comune di Milano o nelle immediate vicinanze che producono il favoloso formaggio conosciuto nel mondo quanto il Parmigiano Reggiano. Alcune delle aziende di produzione e stagionatura si trovano in comuni come Lainate, Locate Triulzi, Brugherio e Buccinasco, appena due passi fuori dai confini del comune milanese.

Ad Abbiategrasso, ad esempio è possibile trovare il gorgonzola dolce DOP, il gorgonzola piccante DOP, il quartirolo DOP e il taleggio DOP nella azienda Nuova Castelli e Cairati e non necessario dire che Abbiategrasso è una delle cittadine che i turisti che visitano Milano non devono perdersi.
Abbiategrasso non fa parte della strada dei vini di San Colombano e dei sapori lodigiani, ma ha diverse aziende che fanno parte di diversi consorzi di produzione di cibi tipici e di denominazione di origine protetta, sia di piccole sia di medie dimensioni e, nel momento in cui si riuscirà a costituire una strada dei sapori e dei vini della provincia dell’Alto-milanese, che è ancora solo a livello di progettazione, ma che quando sarà una realtà porterà con se molte sorprese per chi credo che Milano e la sua provincia sia solo un luogo di affari e senza grandi interesse turistico

Una Gita al Sacro Monte di Varese, fra Spiritualità e Natura

castelli3 Una Gita al Sacro Monte di Varese, fra Spiritualità e NaturaC’è un monte a Varese che è particolarmente caro agli abitanti della provincia di Varese e che è conosciuto anche ai milanesi: ci si va un po’ per religione, in pellegrinaggio e un po’ come passeggiata domenicale. Si tratta del Sacro Monte di Varese. Sopra la cima del monte c’è la basilica, le casette per l’accoglienza ai pellegrini, sorte quasi da sole, e il convento, mentre lungo la strada in acciotolato che permette la salita al sacro monte, quasi due chilometri d lunghezza, sono distribuite 15 cappelle, una per ognuno dei misteri del Rosario. Per chi gambe allenate alle salite, ogni cappella dista dall’altra il tempo di recitare le 10 Ave Marie, il pater e i tre Gloria che compongono ogni mistero del Rosario Mariano. La storia dice che l’ idea i costruire un Rosario fatto di cappelle lungo la strada che porta alla basilica nacque alla fien del 1700 da una suora spagnola, Tecla Maria del Cid che, dovendo recarsi in pellegrinaggio da Milano al santuario di Santa Maria del Monte, per pronunciare i voti ed entrare nel convento, disse che una cappella a metà salita sarebbe stata utile al riposo dei pellegrini. Da quella frase forse dettata più dal ricordo della fatica fata durante la camminata in salita che dalla pietà verso i pellegrini, un frate cappuccino di Monza, Gian Battista Aguggiari, elaborò il progetto del percorso mariano: l’ide affascino tutta la gente e tutti a Varese offrirono denaro o oggetti che potessero contriuire alla causa della costruzione del Rosario sul Monte. Alla fine i parrocchiani si presentarono a Vescovo Federico Borromeo con 1000 scudi e anche il Vescovo si appassionò all’opera che fu portata avanti con i contributi di pittori e muratori locali.

Ci vollero ottanta anni fino per vederla finita e né il cardinale Federico il né il buon frate Auguggiari riuscirono a vivere così a lungo da vederla ultimata. Ora si calcola che dalla sua costruzioni siano salti al monte percorrendo la strada delle cappelle del rosario più di 60 milioni di persone. C’è anche una leggenda misteriosa legata a queste cappelle. Si dice che quando fu ultimata la tredicesima cappella, dedicata al mistero della discesa dello Spirito Santo, all’inaugurazione comparirono dal nulla tredici cantori che nessuno aveva mai visto che suonarono musiche celestiali per poi sparire alla fine della cerimonia. La quindicesima cappella è costruita all’interno della Basilica di Maria, e da appena più in basso c’è una radura che offre un panorama fantastico.

La sua posizione particolare fa in modo che la collina sia un ottimo punto anche per osservare le stelle nelle notti estive, perché l’inquinamento luminoso non riesce a disturbare la loro visione.

Una volta giunti sulla cima del Sacro Monte mentre si sente ancora l’atmosfera dolcissima, si può visitare lo splendido museo Ludovicianum , composto dalle opere d’arte sacra collezionate da Lodovico Pogliani , uno scultore e pittore locale, che nel 1937 sono state donate al monastero perché se ne facesse un museo. In questa raccolta vi sono dei pezzi davvero notevoli. Fra queste c’è una Madonna con il bambino scolpita nel 1200 dai fratelli Domenico e Lanfranco da Ligurno e che fino alla costituzione del museo era sul portale dell’ingresso della Chiesa di Santa Maria, quasi fosse un segno di accoglienza per i pellegrini. Dato però l’alto valore storico, artistico ed economico della statuetta si è preferito proteggerla all’interno di un ambiente chiuso per evitare che fosse rubata o deturpata.

Per chi trova però troppo faticoso fare in salita la strada sacra, può salire alla basilica con la funivia appositamente attrezzata e magari godersi la discesa che è sicuramente più facile. Il sacro monte è inserito in un parco naturale, il parco di campo dei fiori ci cui fa parte anche l’osservatorio astronomico di Varese e la cittadella della scienza della natura che si trovano sulla sommità del monte Paradiso, non tanto lontano dall’inizio della salita del Sacro Monte. In questa cittadella che ha uno specifico compito divulgativo esiste anche un giardino botanico in cui sono conservate moltissime specie autoctone e che è un posto davvero magnifico per poter insegnare ai bambini a riconoscere le varie piante, mentre partecipando alle serate organizzate dall’osservatorio si può imparare a riconoscere le stelle.

Monza, la corona ferrea e gli alabardieri. Storie di tradizioni e arte

castelli2 Monza, la corona ferrea e gli alabardieri. Storie di tradizioni e arteParlare di una città come Monza dal punto di vista turistico e storico è una grande impresa, tali e tanti sono stati gli avvenimenti storici che l’hanno vista protagonista e tali sono in monumenti i palazzi e le opere d’arte che la adornano. Monza ha una storia antichissima, ed è abitata sin dai tempi della preistoria ma il periodo più fastoso lo ha vissuto quando fu capitale del regno longobardo. Ed infatti a Monza si possono ammirare ancora moltissimi resti di qeulla splendida cività e non sono ultime le chiese fatte costruire dalla regina Teodolinda, la prima longobarda a convertirsi al cattolicesimo. Per una descrizione della bellezze di Monza si può partire dal Duomo dedicato a San Giovanni Battista.

La chiesa è bellissima e conserva moltissimi tesori , fra cui la Corona ferrea. Il duomo fu fondato interno al 550 dopo Cristo proprio da Teodolinda, ma in seguito fu abbattuto e ricostruito volte e ora il suo aspetto è in stile gotico e risale al 1300 circa. Una profezia riportata dal cronista dei Longobardi, Paolo Diacono, diceva che i longobardi sarebbero stati invincibili fino a che avessero avuto cura e dedizione per la basilica di San Giovanni e che era il Santo Stesso a proteggerli, essendo grato per la dedicazione.

Se della prima chiesa longobarda sono rimasti solo le fondamenta e alcune parti riutilizzate nella ricostruzione del Duomo, i tesori che vi erano stati portati sono ancora presenti: fra questi cis ono molte suppellettili in oro e argento lavorati donati dalla stessa Teodolinda oppure da re Berengario intorno all’anno mille. Anche l’alto campanile, di più di venti metri di altezza è ancora quello originale longobardo e nel fare alcuni lavori sotto ad una delle cappelle all’interno della chiesa, nel 1988, è stata riprovata la lastra di marmo che faceva da altare, nella parte inferiore di questa lastra degli incavi mostrano dove si trovavano i sostegni e dove era contenuto un reliquario o il tabernacolo. Forse si tratta dell’altare della cappella della Regina Teodolinda.

La regina fu seppellita in questa chiesa e quando nel periodo in cui Monza faceva parte del ducato di Milano sotto i Visconti, e la Chiesa fu riedificata, il suo corpo contenuto in un sarcofago con le colonnine su portato nella cappella. C’ una leggenda che racconta come Teodolinda e Santa Elisabetta, cui Teodolinda era particolarmente legata, apparvero ad un arciprete, mostrandogli il luogo dove eranos tate dimenticate alcune reliquie e chiedendogli di riedificare la Chiesa. Le reliquie furono ritrovate e i Visconti così si conquistarono la fedeltà dei monzesi.

Ma la costruzione del Duomo di Monza, pur non raggiungendo i tempi di quelli del Duomo di Milano, fu comunque lunghissima, ogni secoo ha aggiunto particolare e artisti di tutte le epoche si sono cimentati nelle decorazioni, regalando a Monza un patriomonio artistico preziosismo. I Visconti avevano progettato di creare a Monza la basilica per conservare la corona di ferro e il tesoro. La tradizione voleva infatti che gli imperatori fossero incoronati tre volte. Ad Acquisgrana, per il regno germanico, con una corona d’argento, a Roma per il regno italico con una corona d’oro e a Milano o a Monza con la Corona di ferro. La corona di ferro è un semplice cerchio di ferro, che però è per la cristianità più prezioso delle altre due corone, d’oro e d’argento, perché ottenuto ribattendo uno dei chiodi di ferro usati per al crocefissione di Cristo. Si tratta quindi di una specie di Graal del cristianesimo. Un Imperatore che portasse come corona un semplice cerchio di ferro, quasi fosse il simbolo della corona di spine, era forte troppo sconvolgente e così il cerchietto originale fu arricchito di pietre preziosee e di oro, ma la corona rimase la corona di ferro simbolo del regno milanese.

C’è un’altra particolarità del Duomo di Monza. In quanto sede di uan delle tre corone imperiali l’arciprete di Monza può usare le vestigia cardinalizie e come il papa ha al suo serivizio uno speciale corpo militare suo proprio formato da dodici uomini e un ufficiale. Si tratta oramai di una usanza solo formale, ma fino agli anni cinquanta il picchetto faceva servizio a lato dell’altare maggiore del Duomo. Ora la guardi degli Alabardieri, come è chiamata, serve i picchetti d’onore solo per le feste religiose più importanti e durate le visite del papa o dell’arcivescovo di Milano.

Pavia, Chignolo Po: il Castello, l’ Ambiente, il Cibo e il Circuito Automobilistico offrono Emozioni Forti

castelli1 300x176 Pavia, Chignolo Po: il Castello, l Ambiente, il Cibo e il Circuito Automobilistico offrono Emozioni FortiDove il fiume Lambro sfocia nel Po, pochi chilometri dopo aver lasciato Milano, si è creata una piccola penisola che coincide con il comune di Chignolo Po. Il Lambro, fin dal punto in cui arriva a Milano è stato incanalato, le sue acque deviate e il suo corso controllato. Il percorso cittadino del fiume è stato deviato per riempire il fossato del Castello Sforzesco e lo scolmatore che riportava le acque nel suo corso naturale, ricostruito completamente artificialmente. Anche il modo in cui il Lambro entra nel Po non è naturale. L foce non è dove la natura aveva deciso che doveva essere, ma è stata spostata dall’uomo. Queste grandi opere di progettazione ed ingegneria idraulica sono stati compiuti nel medioevo e lo stesso Leonardo da Vinci, quando ha progettato il sistema di chiuse dei Navigli e dei corsi d’acqua milanesi, ha lavorato su opere già costruite da geni che lo avevano preceduto. Anche il corso del Lambro, in questa parte della provincia di Pavia che confina con la provincia di Milano, ha goduto delle attenzioni del genio di Leonardo da Vinci, nel periodo che l’artista fiorentino ha passato a Milano, ospite dei Visconti.

Per ritornare però a questo piccolo comune della provincia pavese, Chignolo Po ha delle origini sono antichissime. Qui vi era, infatti, un villaggio risalente all’età della pietra, di origine preceltica e ligure, forse appartenente alla tribù di tradizione celta dei Lambrates, che diedero il nome sia al fiume sia all’omonimo quartiere milanese di Lambrate, una volta Comune. La foce del Lambro fu invece modificata da Galeazzo Maria Sforza, nel 1466 che finanziò le modifiche che hanno reso il territorio della cittadina più fertile e meno soggetto alle inondazioni. Fra gli altri dati storici che abbiamo su Chignolo, c’è la certezza che sia stato tappa della Via Franchigena, la strada percorsa dai pellegrini che da Canterbury e dalla Francia andavano fino a Roma e a Gerusalemme.

Nell’ 800, re Berengario, concesse ai monaci benedettini dedicati a Santa Cristina il monastero già costruito dai Longobardi e invitò la famiglia milanese dei Pusterla a diventare i feudatari di Chignolo. L’invito fu ovviamente accolto, ma al momento della ascesa dei Visconti a Milano, fra i Pusterla e i Visconti cominciarono delle contese sul feudo, che si conclusero solo nel 1486 quando il feudo e il castello passò alla famiglia Cusani Visconti, discendenti sia della famiglia Federici, chiamata anche Todeschini, sia dei Visconti. I cusani mantennero il casato fino al 1936.

Il castello di Chignolo Po stato abitato fin dalla sua costruzione nel dodicesimo secolo e anche se spesso rimaneggiato e restaurato ha potuto mantenersi in condizioni ottime. Infatti è indicato come uno dei più bei castelli della Lombardia. Il castello è di proprietà privata ma si può in parte visitare e si possono affittarne le sale per degli eventi, conferenze, matrimoni o ricevimenti. Una delle sale più famose è quella in cui ha dormito Napoleone Bonaparte, ma sono parecchi gli eventi storici, anche recenti, che si sono svolti fra quelle mura che ora ospitano anche il Museo lombardo del vino e il Museo di storia della civiltà agricola Lombarda.
La bellezza di Chignolo è però anche nell’ambiente che si è creato fra i due fiumi. Con la costruzione dei depuratori, il fiume Lambro ,che una volta era considerato talmente inquinato da essere irrecuperabile, dopo essere uscito da Milano, sta lentamente recuperando la vita e la pulizia delle acque.

Il Po è, invece, piuttosto pulito e scorre fra i boschi dividendosi in molti canali sia naturali sia costruiti dall’uomo. Essendo una zona molto ricca di acque, anche se la vegetazione spontanea non è molta, le rive dei fiumi sono abitate da moltissimi uccelli. In queste zone si possono osservare garzette , aironi bianchi, germani reali , gallinelle d’acqua e martin pescatori, ma ci sono anche moltissimi uccellini che una volta erano considerati comuni mentre adesso sono quasi rari, cardellini, cinciallegre, pettirossi, merli e storni. Ci sono anche molti fagiani che attirano i cacciatori mentre il sottobosco è ricco di funghi di ottima qualità che attirano gli appassionati. I ristoranti, le osterie e gli agriturismi della zona offrono spesso dei menù di cacciagione o degli ottimi piatti di polenta con i funghi, innaffiati con il vino rosso di San Colombano.

Fra le altre cose interessanti che ci sono a Chignolo Po bisogna citare il circuito automobilistico in cui si possono frequentare i corsi per piloti e copiloti delle auto da corsa, utilizzando le Ferrari e le Lamborghini a prezzi tutto considerato accessibili. Un corso teorico e tecnica di pilotaggio di 20minuti più due giri del circuito con una 4×4 e altri tre giri con una Ferrrari 430 come copilota più il diploma costa solo 99 euro. Per avere la soddisfazione di correre su una pista con una vera Ferrari è una cifra che si spende volentieri.

Milano, il Castello di Trezzo d’ Adda: Luogo di Mistero e di Tradizione

castelli Milano, il Castello di Trezzo d Adda: Luogo di Mistero e di TradizioneLa provincia di Milano è circondata da Abazie e da castelli, specialmente nella parte verso Lodi e Pavia, costruiti per lo più dai Visconti oppure dai Longobardi. Se le abazie sono ancora oggi luoghi vivissimi e ricchi di spiritualità, pare che i castelli viscontei siano privilegiati da un’altra manifestazione dello spirito, o meglio, che siano frequentati dagli spiriti di morti. Sembra, infatti, che siano frequentatissimi da fantasmi. Chi vuole conoscere uno dei più frequentati,dove questo genere di manifestazioni sopranaturali è comune, deve recarsi al castello di Trezzo sull’Adda.

Il castello è stato costruito dai longobardi, come rocca difensiva, ed è stato distrutto parecchie volte prima durante le guerre fra Milano e Federico Barbarossa, poi durante quelle fra i Visconti e i Torriani per il predominio su Milano. Solo nel 1370 fu ricostruito da Bernabò Visconti, dopo che i Visconti sconfissero i Torriani e divennero signori di Milano. Il castello è una fortezza e diventò la dimora di Bernabò Visconti e poi la sua prigione, fino a quando morì. Vi fu rinchiuso dal nipote Gian Galeazzo che poi lo avvelenò. Bernabò Visconti aveva la fama di essere molto crudele e nel castello di Trezzo sono state scoperte diverse stanze in cui era praticata la tortura,. E’ stato anche scoperto un pozzo il cui fondo è cosparso di lame.

I nemici e gli ospiti scomodi dei Visconti erano fatti sparire buttandoli in questo pozzo e lasciati morire sul fondo, feriti dalle lame. I sotteranei del castello sfruttano alcune cavità naturali e fra queste la più conosciuta è la grotta della Goccia, che è tutt’ora visitabile. Si tratta di una grotta così umida che gocce d’acqua cadono dal soffitto come preludio alla formazioni di stalagmiti e stalattiti. I prigionieri erano legati e obbligati a restare sotto queste gocce che, una ad una, cadevano dal soffitto sulle loro teste, finendo per perforare, giorno dopo giorno, il cervello delle vittime. Sulle pareti di questa grotta affiorano spesso delle grandi macchie rosse e la leggenda dice che sia il sangue di chi è morto in quella stanza che sgorga dalle pareti di roccia. Altre leggende parlano della apparizione ciclica del fantasma di Bernabò Visconti, nell’ anniversario del suo assassinio, il 19 dicembre, e si parla anche del fantasma di una donna che si aggira nel castello. Pare sia lo spirito inconsolabile di una delle figlie di Bernabò, murata viva nel castello di Trezzo perché aveva avuto una storia d’amore e passione con uno degli stallieri al servizio della famiglia. Un racconto particolare lo fecero dei soldati tedeschi che si accamparono, durante la seconda guerra mondiale, fra le mura del castello. Raccontarono che una notte furono svegliati di soprassalto da dei grandi rumori di ferraglia e si trovarono circondati da dei soldati medievali pronti alla battaglia e che indossavano le loro armature. Gli antichi cavalieri chiesero ai soldati tedeschi di unirsi a loro e di combattere insieme. Quando il mattino dopo i soldati si svegliarono credevano di aver sognato, anche se erano molto turbati di aver sognati tutti la stessa cosa. Non si sa ancora se nella notte avessero incontrato davvero i fantasmi degli antichi cavalieri oppure se erano stati vittima di uno scherzo, oppure ancora se avessero dovuto spiegare ai loro superiori un eccessivo e rumoroso consumo di grappa nella serata precedente . L’ associazione Proloco di Trezzo d’Adda si occupa di guidare i turisti all’interno del Castello e di raccontare loro la storia di questo maniero e tutte le leggende che lo circondano e lo animano.
Non tutta Trezzo è, però, così misteriosa. Si tratta di una bella cittadina costruita sulle sponde dell’ Adda, e i panorami di questo fiume hanno ispirato Leonardo da Vinci che li ha resi immortali dipingendoli come sfondo nel suo quadro più famoso, La Gioconda, e anche nei due quadri in cui ritrae la Vergine delle Rocce. Nel Codice Atlantico di Leonardo da Vinci,conservato a Londra, Leonardo ha invece ritratto il castello di Trezzo. Alcuni disegni sono a china, altri a seppia ed altri ancora a sanguigno. Leonardo era affascinato da questi paesaggi così belli e dall’aria così selvaggia. Alcuni di questi disegni leonardeschi sono conservati anche nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. Per uno spettacolo popolare davvero pieno di sorprese bisogna andare a Trezzo d’Adda per il carnevale del povero Piero. Mentre in tutti gli altri paesi della zona a Carnevale sono bruciati fantocci che rappresentano l’inverno, a Trezzo d’Adda si brucia il povero Piero, il fantoccio di un personaggio locale. Non si sa bene quale sia la storia di questo povero Piero, ma sembra essere legata alla fama un po’ sinistra del castello.

Viboldone, Mirasole e Morimondo: Tre Altre Abazie alle porte di Milano. Luoghi di Pace per Ritemprare lo Spirito in un Pomeriggio

mirasole Viboldone, Mirasole e Morimondo: Tre Altre Abazie alle porte di Milano. Luoghi di Pace per Ritemprare lo Spirito in un PomeriggioUscendo da Milano per correndo la strada che da Chiaravalle porta verso e San giuliano milanese e Cologno si trova un’altra delle abazie che hanno fatto al storia dell’ agricoltura Lombarda. I monaci che fondarono l’abazia trecentesca di Viboldone sono dell’ordine degli Umiliati e sono stati in grado, come anche gli altri monaci delle grandi abazie insubri,di trasformare dei terreni appena abbandonati dalle acque paludose dell’antico Mar Gerundo, in terreni fertili coltivati a marcita.

Il Mar Gerundo, nel medioevo, era un lago instabile, dalle acque salmastre, il cui fondo era formato da ghiai ricoperta da torba, e la cui forma e posizione cambiava a seconda della alluvioni dei fiumi che lo contornavano, il Serio, l’ Adda e molti altri torrenti. La pianura padana è ancora in via di formazione, in queste zone, e ancora di più lo era nel Medioevo quando i monaci bonificarono le campagne, con delle ottime opere idrauliche, rendendole adatte alla coltivazione a marcita.

Quando San Carlo Borromeo abolì l’ordine degli Umiliati,  a Viboldone arrivarono i monaci benedettini degli Olivetani, che continuarono le opere di coltivazione e bonifica. Poi nel periodo napoleonico i monaci dovettero andarsene e solo dopo anni e anni in cui l’abazia fu lasciata al suo destino, nel 1941 vi tornarono dei religiosi, questa volta delle monache benedettine, che vi risiedono tuttora, e ce mantengono il complesso architettonico e il monastero preparando confetture di frutta e altri prodotti naturali. La bellezza di questo complesso tardo gotico è molto suggestiva ed è l’ideale per una passeggiata dominicale. Sembra sempre incredibile che così vicino alla grande metropoli degli affari,Milano, sorgano questi scorci di spiritualità semplice e antica.

Il monastero è tutto visitabile, sotto al guida delle suore che racconteranno il loro modo di vivere e illustreranno le opere artistiche che si trovano nell’abazia, ma è possibile anche fare delle passeggiate lungo i viali di campagna che attraversano il bordo e che collegano fra loro le numerose cascine. Sono presenti anche alcune osterie e alcuni agriturismi dove è possibile fare merenda con i salumi e gli altri cibi tipici prodotti localmente, con un piatto di rane fritte o di pesciolini innaffiati con il vino di San Colombano, uno dei pochi vini prodotti nella provincia di Milano, nel comune di San Colombano al Lambro, pochi chilometri più lontano sulla strada per raggiungere Lodi.

Oltre a Viboldone ci sono altre bellissime abazie medievali molto famosi e che sono sulla parte sud, sud ovest di Milano e sono la bellissima abazia di Mirasole, a Opera, e quella di Morimondo, a Ozzero.

L’ abazia di Mirasole è a soli dieci chilometri dal centro di Milano e come quella di Viboldone è stata fondata nel medioevo dall’ordine degli Umiliati, che era composto sia da religiosi sia da laici che avevano fatto alcuni voti, fra cui quello di non mentire e di non pronunciare giuramenti. Il complesso di Mirasole è il meglio conservato, il più completo, con i suoi chiostri, gli orti e una tipica corte lombarda a pianta quadrata che resta una delle più belle ancora esistenti. Fra le particolarità di Mirasole c’è il blasone simbolo dell’abazia, un sole splendente con i raggi con un viso umano e una falce di luna, che è poi diventato simbolo dell’intera provincia di Milano. Dopo la soppressione dell’ordine religioso degli umiliati, l’abazia passo alla proprietà dell’ospedale maggiore, cui appartiene ancora adesso, mentre una associazione locale senza fini di lucro si sta occupando dei restauri.

Dopo Mirasole, sulla strade per Abbiategrasso, ad Ozzero, nel piccolo borgo di Coronate, c’è l’ abazia di Morimondo, che è stata fondata dai monaci cistercensi nel 1137. La costruzione dei chiostri e della corte fini solo nel 1500 quando la spiritualità di quel luogo fu curata dall’abate Giovanni de Medici, figlio del duca fiorentino Lorenzo il Magnifico, che diventò poi papa con il nome di Leone V. Anche Morimondo è una piacevole metà delle passeggiate domenicali fuori porta dei milanesi che, nella pace della campagna e nella spiritualità del luogo, trovano le energie e il riposo necessari ad affrontare altre settimane di stressa lavorativo.

La Milano Misteriosa dei Turisti: il Torello in Galleria Vittorio Emanuele Porta Davvero Fortuna, ma non ai Re

wikipedia3 La Milano Misteriosa dei Turisti: il Torello in Galleria Vittorio Emanuele Porta Davvero Fortuna, ma non ai ReCome si può parlare di Milano e non parlare di un piccolo particolare che l’ha resa celebre al punto che è forse una delle cose più conosciute dai turisti che si apprestano a visitare la Città? Stiamo parlando del Torello in Galleria Vittorio Emanuele II che è diventato, sin dal momento della costruzione della Galleria, una divertente leggenda di Milano. Si dice che se gli si pesta gli attributi maschili, girando tre volte su sé stessi, si avrà fortuna.

La storia del torello è nata intorno al 1860, quando la costruzione della galleria che collega piazza del Duomo con Piazza della Scala fu iniziata. Nella pavimentazione furono inseriti gli stemmi delle quattro città italiane che furono capitali del regno. Milano nel primo regno d’Italia, sotto Napoleone, e poi le tre città che furono capitali del regno d’Italia dei Savoia: Torino, Firenze e Roma. I maliziosi e ironici milanesi si accorsero subito di un particolare, cioè che il il toro rampante, stemma simbolo di Torino, era privo degli attributi maschili che in un toro dovrebbero essere ben visibili. In un misto fra il commento politico e la battuta sarcastica cominciarono a spargere la voce che se si adanva in Galleria Vittorio Emanuele II a dare una sfregatina alle palle del torello disegnato per terra si aveva la fortuna.

I malcapitati che ingenuamente vi andavano scoprivano che gli attributi non c’erano ma si trovavano costretti a fare finta di calpestarle ugualmente sotto lo sguardo dei “ghisa”, i vigili di Milano, data l’accezione politica che veniva data all’immagine del torello senza attributi del re Vittorio Emmanuele II. La voce si sparse molto velocemente e nel tempo il significato ironico politico del gesto si perse, ma l’abitudine di prendere un po’ in giro i forestieri mandandoli a schiacciare le palle del toro in Galleria è rimasta. Nei primi del novecento si tento di camiare la piastrella oramai rovinata dalle troppe pestate, sostituendola con il disegno di un torello rampante con gli attributi, ma dalle proteste dei milanesi ben presto si comprese che era meglio lascaire le cose come stavano. Oggi non è difficile vedere gruppi di turisti giapponesi che fanno la fila davanti alla famosa piastrella.