Parigi, i piccoli musei alternativi: la maison rouge

parigi Parigi, i piccoli musei alternativi: la maison rougeQuando si visita Parigi non ci si pongono certamente domande su che cosa andare a vedere. Si può dedicare una settimana alla sola visita del Museo del Louvre, e fra chiese, siti archeologici, mostre, monumenti e luoghi famosi, il tempo scorre veloce. Per questo sarebbe importante ritagliare qualche ora per la visita dei piccoli musei parigini, di quelle piccole chicche che possono arricchire la propria cultura personale e dare la possibilità di fare qualche esperienza un po’ diversa dal solito.

La fantasia degli artisti parigini in fatto di musei e di arte è davvero vasta. Ci sono musei interrassantissimi poco frequentati e posizionati in luoghi affascinanti, come ad esempio la Maison Rouge, un piccolo museo di arte contemporanea, costituito da una fondazione privata e che si trova in boulevard de la Bastille, sulla rive della Senna. Prima  di recarsi a visitarla è meglio contattare il museo in modo da informarsi degli orari e delle esposizioni in corso nel periodo, attraverso il sito internet della fondazione. Recentemente  il museo ha ospitato una mostra dell’artista giapponese Tetsumi Kudo che ha presentato delle opere a tema ambientalsta, e altre a tema politico prodotte da artisti russi aderenti al movimento della Sots art , sviluppatisi negli anni 70.  Dallo scorso 22 ottobre  alla Maison Rouge sono esposte le opere della collezione Thomas Olbricht, che per la prima volta si trova in Francia. Il collezionista ha associato in modo originale delle opere antiche a delle opere contemporanee suddividendole in temi universali come la vanità, la morte, la religione e la sensualità costruendo un rapporto speciale, una specie di fil rouge, fra dei singoli capolavori che possono essere letti come interpretazioni di uno stesso sentimento. La mostra alla Maison rouge durerà fino al 12 gennaio 2012.

Chi trova l’arte contemporanea troppo difficile e bisognosa di una preparazione specifica per essere compresa, può optare sul piccolo museo delle arti e dei mestieri che si trova al numero 60 di rue Reamur e che contiene un miriade di oggetti organizzati in sette temi specifici: strumenti scientifici, materiali, costruzioni, comunicazioni, energia, oggetti meccanici, trasporti e storia religiosa.

Piccoli musei spagnoli, una ricchezza tutta da visitare: Alicante

marq Piccoli musei spagnoli, una ricchezza tutta da visitare: AlicanteVi sono in Spagna dei piccoli Musei originali e curiosi che vale la pena di visitare  e che, pur ospitando collezioni di tutto rispetto, non sono molto conosciuti all’estero. Uno di questi lo si può consigliare a chi decide di visitare Alicante, la bella cittadina catalana che si trova sulla Costa Blanca, al centro di una delle più belle baie del Mar Mediterraneo. Alicante ha una storia molto ricca di episodi noti fino dalla sua fondazione da parte del popolo degli iberici, vi abitarono poi fenici, greci, cartaginesi, antichi romani, visigoti, bizantini e arabi mussulmani, prima che nel tredicesimo secolo fosse riconquistata dagli eserciti dei cristiani.

In una città simile non poteva non esserci un museo dedicato all’archeologia locale, e per quanto lo si possa definire un piccolo museo perchè non fa parte delle tappe fisse consigliate ai turisti, il Marq, il museo archeologico di Alicante, ha una tale ricchezza di reperti da essere posto fra i musei più interessanti della Catalogna. Oltre a questo il museo ha ricevuto parecchi premi per il design e i metodi di esposizione.  Spesso il museo organizza delle esposizione a tema che lo rendono ancora più interesante.

Fra novembre e dicembre vi è una di queste esposizioni a tema dedicata alle immagini della vita e della morte e sono esposte le figure di terracotta ritrovate nella necropoli iberica di Albufereta.

Si tratta delle cosidette “Veneri”, piccole statue o bassorilievi di terracotta che raffiguravano donne in attesa e che accompagnavano le sepolture nel periodo all’incirca nel quarto secolo a.C. e che erano comuni fra le  popolazioni del vicino oriente,  delle colonie greche e di quelle cartaginesi, specialmente nel periodo ellenistico Il museo Marq è in Plaza Dott. Gómez e per conoscere le iniziative che il museo organizza e nello specifico le collezioni di reperti che hanno arricchito al collezione si può visitare il sito internet che gli è stato dedicato.

Quattro piccoli musei a Belmonte, in Portogallo

belmonte Quattro piccoli musei a Belmonte, in PortogalloIl piccolo borgo di Belmonte si trova in Portogallo a circa venti chilomentri da Guarda, sulla sierra Estrela,  e vicino al confine con la Spagna. Fra i circa ottomila abitanti  risiede una antichissima comunità ebraica, ora formata da circa 300 persone, che è riuscita a sopravvivere, e a mantenere le sue usanze, sia la periodo in cui Spagna e Portogallo sono stati sottoposti alla dominazione araba sia alle espulsioni degli ebrei avvenute nel sedicesimo secolo.

La loro presenza a Belmonte è documentata sin dall’epoca romana e tutta la storia di questa piccola comunità è raccontata in un piccolo ma ricco museo, il museo ebraico o in portoghese il “Museu Judaico”, che si trova in Rue de La Portela. Belmonte è anche la città natale del grande esploratore Pedro Alvares Cabral, che fu il primo europeo a mettere piede in Brasile. Per questo il comune di Belmonte ha trasformato le case della antica famiglia Cabral in un museo dedicato alla scoperta del “nuovo Mondo” che ha segnato un passo importante nella storia del paese e dell’umanità. Il museo è un centro di cultura ma possiede anche dei servizi di supporto che lo rendono un luogo di incontro sociale fra cui una caffeteria, una biblioteca e un centro multimediale con documenti che raccontano i 500 anni di storia del Portogallo, delle esplorazioni e delle scoperte fatte dai portoghesi. il museo racconta anche la storia della nascita della nazione brasiliana, che è chiamata nazione sorella. Ancora oggi il Portogallo e il Brasile sono le due nazioni in cui si parla la lingua portoghese.

Sempre a Belmonte ci sono altri due musei che si possono definire gemelli: uno è il museo dell’olio che celebra la tradizione della spremitura delle olive e della lavorazione dell’olio su cui si fonda l’economia della cittadina, mentre l’altro è l’ecomuseo del Rio Zezere, il fiume che ha contribuito alla fertilità delle sue terre. Il museo è costruito all’interno di un antichissimo granaio che apparteneva alla famiglia più importante di Belmonte, i Cabrais, è costruito nel granito e la storia della sua esistenza si perde nei tempi.

 

Una Gita al Sacro Monte di Varese, fra Spiritualità e Natura

castelli3 Una Gita al Sacro Monte di Varese, fra Spiritualità e NaturaC’è un monte a Varese che è particolarmente caro agli abitanti della provincia di Varese e che è conosciuto anche ai milanesi: ci si va un po’ per religione, in pellegrinaggio e un po’ come passeggiata domenicale. Si tratta del Sacro Monte di Varese. Sopra la cima del monte c’è la basilica, le casette per l’accoglienza ai pellegrini, sorte quasi da sole, e il convento, mentre lungo la strada in acciotolato che permette la salita al sacro monte, quasi due chilometri d lunghezza, sono distribuite 15 cappelle, una per ognuno dei misteri del Rosario. Per chi gambe allenate alle salite, ogni cappella dista dall’altra il tempo di recitare le 10 Ave Marie, il pater e i tre Gloria che compongono ogni mistero del Rosario Mariano. La storia dice che l’ idea i costruire un Rosario fatto di cappelle lungo la strada che porta alla basilica nacque alla fien del 1700 da una suora spagnola, Tecla Maria del Cid che, dovendo recarsi in pellegrinaggio da Milano al santuario di Santa Maria del Monte, per pronunciare i voti ed entrare nel convento, disse che una cappella a metà salita sarebbe stata utile al riposo dei pellegrini. Da quella frase forse dettata più dal ricordo della fatica fata durante la camminata in salita che dalla pietà verso i pellegrini, un frate cappuccino di Monza, Gian Battista Aguggiari, elaborò il progetto del percorso mariano: l’ide affascino tutta la gente e tutti a Varese offrirono denaro o oggetti che potessero contriuire alla causa della costruzione del Rosario sul Monte. Alla fine i parrocchiani si presentarono a Vescovo Federico Borromeo con 1000 scudi e anche il Vescovo si appassionò all’opera che fu portata avanti con i contributi di pittori e muratori locali.

Ci vollero ottanta anni fino per vederla finita e né il cardinale Federico il né il buon frate Auguggiari riuscirono a vivere così a lungo da vederla ultimata. Ora si calcola che dalla sua costruzioni siano salti al monte percorrendo la strada delle cappelle del rosario più di 60 milioni di persone. C’è anche una leggenda misteriosa legata a queste cappelle. Si dice che quando fu ultimata la tredicesima cappella, dedicata al mistero della discesa dello Spirito Santo, all’inaugurazione comparirono dal nulla tredici cantori che nessuno aveva mai visto che suonarono musiche celestiali per poi sparire alla fine della cerimonia. La quindicesima cappella è costruita all’interno della Basilica di Maria, e da appena più in basso c’è una radura che offre un panorama fantastico.

La sua posizione particolare fa in modo che la collina sia un ottimo punto anche per osservare le stelle nelle notti estive, perché l’inquinamento luminoso non riesce a disturbare la loro visione.

Una volta giunti sulla cima del Sacro Monte mentre si sente ancora l’atmosfera dolcissima, si può visitare lo splendido museo Ludovicianum , composto dalle opere d’arte sacra collezionate da Lodovico Pogliani , uno scultore e pittore locale, che nel 1937 sono state donate al monastero perché se ne facesse un museo. In questa raccolta vi sono dei pezzi davvero notevoli. Fra queste c’è una Madonna con il bambino scolpita nel 1200 dai fratelli Domenico e Lanfranco da Ligurno e che fino alla costituzione del museo era sul portale dell’ingresso della Chiesa di Santa Maria, quasi fosse un segno di accoglienza per i pellegrini. Dato però l’alto valore storico, artistico ed economico della statuetta si è preferito proteggerla all’interno di un ambiente chiuso per evitare che fosse rubata o deturpata.

Per chi trova però troppo faticoso fare in salita la strada sacra, può salire alla basilica con la funivia appositamente attrezzata e magari godersi la discesa che è sicuramente più facile. Il sacro monte è inserito in un parco naturale, il parco di campo dei fiori ci cui fa parte anche l’osservatorio astronomico di Varese e la cittadella della scienza della natura che si trovano sulla sommità del monte Paradiso, non tanto lontano dall’inizio della salita del Sacro Monte. In questa cittadella che ha uno specifico compito divulgativo esiste anche un giardino botanico in cui sono conservate moltissime specie autoctone e che è un posto davvero magnifico per poter insegnare ai bambini a riconoscere le varie piante, mentre partecipando alle serate organizzate dall’osservatorio si può imparare a riconoscere le stelle.

Viboldone, Mirasole e Morimondo: Tre Altre Abazie alle porte di Milano. Luoghi di Pace per Ritemprare lo Spirito in un Pomeriggio

mirasole Viboldone, Mirasole e Morimondo: Tre Altre Abazie alle porte di Milano. Luoghi di Pace per Ritemprare lo Spirito in un PomeriggioUscendo da Milano per correndo la strada che da Chiaravalle porta verso e San giuliano milanese e Cologno si trova un’altra delle abazie che hanno fatto al storia dell’ agricoltura Lombarda. I monaci che fondarono l’abazia trecentesca di Viboldone sono dell’ordine degli Umiliati e sono stati in grado, come anche gli altri monaci delle grandi abazie insubri,di trasformare dei terreni appena abbandonati dalle acque paludose dell’antico Mar Gerundo, in terreni fertili coltivati a marcita.

Il Mar Gerundo, nel medioevo, era un lago instabile, dalle acque salmastre, il cui fondo era formato da ghiai ricoperta da torba, e la cui forma e posizione cambiava a seconda della alluvioni dei fiumi che lo contornavano, il Serio, l’ Adda e molti altri torrenti. La pianura padana è ancora in via di formazione, in queste zone, e ancora di più lo era nel Medioevo quando i monaci bonificarono le campagne, con delle ottime opere idrauliche, rendendole adatte alla coltivazione a marcita.

Quando San Carlo Borromeo abolì l’ordine degli Umiliati,  a Viboldone arrivarono i monaci benedettini degli Olivetani, che continuarono le opere di coltivazione e bonifica. Poi nel periodo napoleonico i monaci dovettero andarsene e solo dopo anni e anni in cui l’abazia fu lasciata al suo destino, nel 1941 vi tornarono dei religiosi, questa volta delle monache benedettine, che vi risiedono tuttora, e ce mantengono il complesso architettonico e il monastero preparando confetture di frutta e altri prodotti naturali. La bellezza di questo complesso tardo gotico è molto suggestiva ed è l’ideale per una passeggiata dominicale. Sembra sempre incredibile che così vicino alla grande metropoli degli affari,Milano, sorgano questi scorci di spiritualità semplice e antica.

Il monastero è tutto visitabile, sotto al guida delle suore che racconteranno il loro modo di vivere e illustreranno le opere artistiche che si trovano nell’abazia, ma è possibile anche fare delle passeggiate lungo i viali di campagna che attraversano il bordo e che collegano fra loro le numerose cascine. Sono presenti anche alcune osterie e alcuni agriturismi dove è possibile fare merenda con i salumi e gli altri cibi tipici prodotti localmente, con un piatto di rane fritte o di pesciolini innaffiati con il vino di San Colombano, uno dei pochi vini prodotti nella provincia di Milano, nel comune di San Colombano al Lambro, pochi chilometri più lontano sulla strada per raggiungere Lodi.

Oltre a Viboldone ci sono altre bellissime abazie medievali molto famosi e che sono sulla parte sud, sud ovest di Milano e sono la bellissima abazia di Mirasole, a Opera, e quella di Morimondo, a Ozzero.

L’ abazia di Mirasole è a soli dieci chilometri dal centro di Milano e come quella di Viboldone è stata fondata nel medioevo dall’ordine degli Umiliati, che era composto sia da religiosi sia da laici che avevano fatto alcuni voti, fra cui quello di non mentire e di non pronunciare giuramenti. Il complesso di Mirasole è il meglio conservato, il più completo, con i suoi chiostri, gli orti e una tipica corte lombarda a pianta quadrata che resta una delle più belle ancora esistenti. Fra le particolarità di Mirasole c’è il blasone simbolo dell’abazia, un sole splendente con i raggi con un viso umano e una falce di luna, che è poi diventato simbolo dell’intera provincia di Milano. Dopo la soppressione dell’ordine religioso degli umiliati, l’abazia passo alla proprietà dell’ospedale maggiore, cui appartiene ancora adesso, mentre una associazione locale senza fini di lucro si sta occupando dei restauri.

Dopo Mirasole, sulla strade per Abbiategrasso, ad Ozzero, nel piccolo borgo di Coronate, c’è l’ abazia di Morimondo, che è stata fondata dai monaci cistercensi nel 1137. La costruzione dei chiostri e della corte fini solo nel 1500 quando la spiritualità di quel luogo fu curata dall’abate Giovanni de Medici, figlio del duca fiorentino Lorenzo il Magnifico, che diventò poi papa con il nome di Leone V. Anche Morimondo è una piacevole metà delle passeggiate domenicali fuori porta dei milanesi che, nella pace della campagna e nella spiritualità del luogo, trovano le energie e il riposo necessari ad affrontare altre settimane di stressa lavorativo.

Mantova: la Città della Storia, dell’ Arte, dell’ Acqua e della Letteratura in Lombardia

lastminuteclick 300x117 Mantova: la Città della Storia, dell Arte, dell Acqua e della Letteratura in LombardiaMantova è fra le più belle città della pianura padana. E’ una città romantica, dalle origini antichissime, costruita dai celti delle paludi e dagli etruschi della confederazione delle città padane prima ancora della nascita di Roma.

La bassa padana ai piedi dell’ Appennino è stata sede nell’antichità di una confederazione di 12 città di origine etrusche ad imitazione di quella che esisteva in Toscana. I due mondi, quello celta e ligure e quello etrusco convivevano nonostante le culture molto differenti ed erano molto comuni gli scambi commerciali, anche se spesso vi erano delle contrapposizioni.

Non tutte le città etrusche sono state identificate. Per ora si conoscono Mantova, Bologna che ai tempi degli etruschi si chiamava Felsina, Adria, Marzabotto, Spina e ci sono alcuni siti archeologici ancora da identificare. Poi gli etruschi si ritirarono e i celti continuarono ad abitare alcune delle città fra queste c’era Mantova. Mantova sorge su tre laghi ottenuti dall’allargamento artificiale del fiume Mincio nel 1100, con dei lavoro effettuati dall’ architetto ingegnere idraulico Alberto Pitentino.

Fino al sedicesimo secolo i laghi erano 4 e Mantova si era trovata ad essere un’isola cui si accedeva solo da 4 ponti. Poi, dopo una serie di gravi alluvioni che trasformarono al zona in una palude, il quarto lago, quello del Paiolo, fu prosciugato,. Oggi ci sono ancora due ponti che danno accesso alla città e sono il ponte di San Giorgio e quello dei Mulini. Per chi vuole visitare la città si consiglia di girarla a piedi. Il centro storico, proclamato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, non è grandissimo ma ricchissimo di monumenti e di bellezze da ammirare. Si può cominciare dal castello di San Giorgio che risale al 1400 ed è stato commissionato da Francesco Gonzaga. Fra i vari tesori che si trovano nel castello vi è sicuramente la camera degli sposi, o camera picta.

Si tratta del salone quadrato che si trova in cima ad uno dei torrioni e ceh il Mantegna affresco in modo da farla sembrare un finto loggiato. La stanza deve il suo nome ad alcuni afreschi e a ha una curiosa acustica e una serie di giochi di illusione ottica creati da Andrea Mantegna che hanno reso questa stanza famosa in utto il mondo. Chiunque, ancora oggi, entrandovi direbbe di essere entrato in un loggiato, ma la cosa più stupefacente è il soffitto. In cui si apre una finta balaustra da cui si vede il cielo azzurro e da cui si affacciano alcune dame e alcuni putti alati, dando l’impressione di una vera apertura verso il cielo. Oltre a castel san Giorgio, alla cui visita si potrebbe dedicare una giornata, un’altra meraviglia architettonica è è il Palazzo Ducale, i cui portici sembrano dei merletti di pizzo e che fa parte di uno dei complessi architettonici più grandi del mondo. La visita è impegnativa quasi quanto la descrizione di questa meraviglia medievale, e quindi è necessario fare delle scelte. Le zone più belle da vedere sono la corte vecchia, gli appartamenti vedovili di Isabella D’ Este, con la sala degli Arazzi, o sala verde, e la camera da letto utilizzata da Napoleone Buonaparte, che era chiamata sala dello zodiaco, per i dipinti che ne affrescano le pareti. Poi c’è il palazzo della ragione che risale al periodo comunale, Palazzo Castiglioni, e il palazzo del Broletto nella bellissima piazza delle Erbe. I Numerosi palazzi signorili di Mantova sono quasi tutti visitabili e contengono quasi tutti opere del grande pittore locale Andrea Mantegna. Anche le chiese sono notevoli: la più bella è sicuramente Sant’Andrea progettata da Leon Battista Alberti che si occupò anche del progetto del tempio di San Sebastiano. Da vedere anche il battistero, la rotonda di San Lorenzo e Santa Barbara.

Palazzo Te è invece un palazzo che sorge su una isola della palude prosciugata dell’ex lago del Paiolo ed è costruito su un piano solo con un’ architettura assolutamente originale, che ricorda la struttura di una villa della antica Roma, piena di affreschi e dipinti famosi. Fu fatto costruire da Francesco Gonzaga per la sua amante e utilizzato anche in seguito per gli ospiti e le feste. Ora è spesso sede di manifestazioni. Un Buo mOtivo per visitare Mantova nei primi giorni di settembre è il festival della letteratura che si svolgerà nei palazzi storici della città fra il 7 e l’11 settembre.

Lecco, la città del baco da seta sul Lago di Como

wikipedia16 Lecco, la città del baco da seta sul Lago di ComoLecco è una romantica cittadina sul lago di Como resa famosa dalle parole scritte dal Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, ma è anche un luogo pieno di storia e di luoghi da conoscere. Visitandola e seguendo gli itinerari proposti dalle varie associazioni di rievocazione storica che li organizzano fornendo anche le guide turistiche che illustrano la storie e le leggende di questa graziosa cittadina lacustre, si possono imparare moltissime cose su questa porzione di Lombardia. Il consiglio però è di non lasciarsi scappare la possibilità di fare una gita sul lago utilizzando magari a una Lucia. Le lucie sono le famose barchette dei pescatori tipiche del lago di Como, cui è stato dato il nome della protagonista dei Promessi Sposi, dopo che sono apparse in alcune delle raffigurazioni che deoravano le prime edizioni del romanzo. Partendo dai luoghi storici più recenti si può visitare la valle del Gerenzone, uno dei torrenti che affluiscono nel Lario, il lago di Como e Lecco, dove sono ancora presenti parecchie officine salvaguardate come archeologia industriale. Vecchi setifici come macchine a vapore per la lavorazione sia della seta sia del filo sia del bozzolo del Cavallè. Il baco che produce il prezioso filo. Una produzione straordinaria, quella della seta, che occupava fino a pochi decenni fa tutta la valle fra il Ticino e l’Adda.

Vi erano interi campi di gelsi, delle cui foglie i bachi si nutrivano. La raccolta delle foglie era il lavoro dei ragazzi che ne approfittavano in luglio, anche per rimpinzarsi delle dolcissime more di gelso, da cui si traevano anche marmellate e liquori. Quindi le foglie erano posate su delle impalcature su cui c’erano anche i bachi. Quando il baco faceva il filo e si rinchiudeva nel suo bozzolo, prima che si trasformasse in farfalla, veniva raccolto e buttato nell’acqua bollente. La colla usata si scioglieva e il bozzolo si disfaceva facilmente nel prezioso filo di seta che a sua volta era prima raccolto in fusi, colorato e poi tessuto. La produzione della seta ha quindi prodotto seterie, colorifici, luoghi per l’allevamento dei bachi, piantagioni di gelsi che hanno sostenuto l’economia di una intera vallata per generazioni, lasciandoci queste officine in cui si può ancora ammirare l’industriosità di questa gente.

Per tornare però alla cittadina di Lecco un degli itinerari che si possono seguire porta alle mura medievali, completamente circondate da un fossato e che contenevano il borgo antico. Azzone Visconti fece costruire un ponte con due torri che ora però non ci sono più. Sempre lungo le mura si può visitare la basilica di San Nicolò le cui origini sono duecentesche ma che è stata ristrutturata nel periodo neoclassico dall’architetto Bovara, però si possono ancora vedere le mura che si raccordano con la torre circolare su cui è stato costruito sul campanile neogotico. Non molto lontano c’è la chiesa Barocca di Santa Marta.

Uno spettacolo davvero grazioso lo offre, però, la basilica sotto la quale si apre piazza Cermenati, che da sul lago e da cui partono i battelli per le gite, e circondata dalle case d’epoca. Dalla basilica si accede alla piazza tramite una scalinata laterale in pietra che parte dal sagrato. L’effetto è quello di una piazza balaustrata su un’altra piazza che da poi sul lago, in un susseguirsi di terrazzamenti molto romantici. In un angolo di piazza Cermenati c’è poi la congiunzione con l’altra piazza di Lecco, piazza XX Settembre, ed è proprio in quel punto che si innalza il palazzo delle paure, la ricostruzione del palazzo comunale medievale. Sul portone è visibile lo stemma visconteo, il drago con il piccolo saraceno in bocca, che indicava che Il comune di Lecco faceva parte del ducato di Milano. Ed qui che si erge la torre viscontea, l’unica opera originale ancora esistente di quel periodo, e che è riuscita a sopravvivere agli abbattimenti decretati nel 1700 in epoca napoleonica. Nella torre ora c’è un museo ed è sede di diverse mostre temporanee.

Altri punti di interesse di Lecco sono la centrale via Cavour che arriva fino alla piazza in cui si trova il teatro sociale, un’altra opera dell’architetto Bovara nel periodo neoclassico. Le altre chiese, che hanno accumulato al loro interno numerose opere d’arte sono Nostra Signora della Vittoria ,S. Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista nel rione di Laorca, tutte visitabili.

Visita al Museo del Falso a Salerno

Università Salerno Visita al Museo del Falso a SalernoNel 1988 è stato costituito  primo nel genere in Italia, Il Centro Studi sul Falso, struttura attraverso la quale alcuni docenti e ricercatori hanno deciso di intraprendere un’attenta riflessione sul fenomeno della falsificazione. In seguito a tale impresa, dopo aver raccolto centinaia di “falsi”, nel 1991 è nato il Museo del Falso, una rassegna di esemplari di falsi di vario genere, prodotti e manufatti contraffatti relativi a diversi comparti produttivi, settori artistici e scientifici, ambiti culturali diversi, tutti oggetti, scritti, opere dell’ingegno o documenti “rigorosamente falsi”.

Le varie esposizioni rinnovate periodicamente sono a carattere monografico e illustrano insieme ai vari reperti gli esiti delle ricerche svolte dal centro di studi sul fenomeno della contraffazione. Tra i pezzi custoditi alcuni sono di particolare interesse e curiosità: i falsi oggetti preziosi, i prodotti di lusso, i falsi valori bollati, i falsi del settore alimentare, i falsi prodotti farmaceutici, i falsi CD, i falsi biglietti e i falsi documenti.

Altre esposizioni che hanno riscosso l’interesse del pubblico sono state: il “FALSO PULITO”, ovvero l’industria delle contraffazione dei detersivi in Campania, il “FALSO FOOD”, ovvero manipolazioni, trasformazioni e falsificazioni del cibo, la serie “VOCI”, cioè le dicerie, falsi e calunnie su prodotti e marchi di successo.

Per info: Viale Ponte Don Mellilo, Università degli Studi di Salerno.