L’incanto dei Monti Sibillini, fra Marche e Umbria: castelli, montagne, monumenti e leggende

montefortino L’incanto dei Monti Sibillini, fra Marche e Umbria: castelli, montagne,  monumenti e leggendeParlare della bellezza e della spiritualità delle Marche e dell’Umbria è retorico, sono i luoghi di San Francesco, dove la natura ha vita propria. E’ una terra fatta per il romanticismo è la bellezza, e in questi territori vi sono luoghi famosi in tutto il mondo come Perugia e Assisi, ma vi sono anche luoghi bellissimi e che possono lasciare incantanti e che non sono ancora stati scoperti. Nel mio piccolo cercherò di parlarvi proprio di questi luoghi e nello specifico dei monti Sibillini.

I monti Sibillini e la Sibilla Appenninica
Quando una persona si esprime in un modo un po’ ermetico, che sembra voler far intendere qualcosa senza dirla chiaramente, o voler dare una notizia con tutta probabilità spiacevole per l’interlocutore, ma senza esporsi a delle critiche o delle ritorsioni, finisce quasi sempre per essere definita “sibillina”. L’aggettivo deriva dalla Sibilla Appenninica, veggente del mondo antico, conosciuta dagli antichi greci come dai romani e famosa tanto quanto la Sibilla cumana. La grotta della Sibilla Appeninica si trova proprio sotto una delle più alte vette del complesso montuoso, il Monte Sibilla.
Poco distante dalla grotta, c’è anche il lago della Sibilla, oggi chiamato lago di Pilato, in cui i maghi, le streghe e gli alchimisti andavano fino a pochi decenni fa a consacrare i loro libri e a fare i loro riti. Qualcuno, da quando sono di moda i wikka, le persone che si sono dedicate alla magia hanno ricominciato a frequentare quei luoghi. In questo luogo di trova anche una grande pietra incisa che è ancora oggetto di studio perché nessuno è riuscito a decifrarne la lingua.
Però, per il momento l’aura di mistero e le numerosissime leggende, oltre che le citazioni in poemi antichi e moderni, portano turisti curiosi.

Gli scrittori che parlano della Sibilla
Fra gli autori che hanno parlato di più della Sibilla Appenninica , o Sibilla picena, come è stata anche chiamata, c’è lo storico romano Gaio Svetonio Tranquillo che visse a cavallo fra il primo e il secondo secolo d. C. Nella sua opera La vita dei Cesari parla di una consultazione della Sibilla Appenninica da parte di dell’imperatore Vitellio. Anche l’imperatore romano Marco Aurelio Valerio Claudio, detto Claudio il Gotico, racconta lo storico Trebellio Pollone, nella Storia Augusta, racconta che quando Claudio era ancora tribuno a Ticinum, cioè a Pavia, nel 268 d. C. si recò dalla Sibilla Appenninica per conoscere il suo futuro.
Un’altra citazione della Sibilla Appenninica la si trova nel romanzo cavalleresco il Guerin Meschino, scritto nel 1410 da Andrea da Barberino. Il protagonista, un cavaliere errante, passa un anno nell’antro della Sibilla Appenninica. Cercando di conoscere l’identità dei suoi genitori mentre la Sibilla lo tenta in ogni modo, cercando di fargli rinnegare la fede cristiana.
Poi si arriva al 1418, anno in cui Agnese di Borgogna invia Antoine De la Sale a visitare l’antro della Sibilla. Da questa esplorazione nasce il diario di viaggio il Paradiso della Regina Sibilla, un libro tutto dedicato alla descrizione della vita delle popolazioni picene che vivevano al tempo sui monti sibillini e una approfondita descrizione della grotta della Sibilla e del lago. Antoine de La Sale, parla di Montemonaco e dei monti sibillini anche ne La Salade, la sua opera satirica più famosa.

Le leggende sulla Sibilla Appenninica
Oltre ai riferimenti storici e letterari sulla Sibilla Appenninica e sulla sua permanenza su Monti Sibillini, per comprendere a fondo i misteri di questi posti bisogna raccontarne le leggende, i racconti non scritti che si sono tramandati oralmente da generazioni. La più famosa è sicuramente la leggenda germanica del Tannhäuser , risalente più o meno al 1300. L’eroe tedesco vaga per i monti sibillini e incontra la sua Venere, che sarebbe la Sibilla, e vive con lei un anno. Poi si reca da papa r Urbano chiedendo il suo perdono. Il Papa glielo nega e lui torna a vivere felice fra le braccia di Sibilla. Per i trovatori germanici il monte Sibilla è la Venusberg. Le leggende locali descrivono invece la Sibilla come una fata buona che si occupa di predire il futuro e di guarire le ferite, assistita dalle sue ancelle, le fate. La descrizione delle ancelle della Sibilla è quella di donne bellissime e allegre, ma con i piedi caprini, che si recano a ballare alle feste dei villaggi. Prima dell’alba devono però ritornare a casa. Sul monti c’è una lunga spaccatura chiamata strada delle fate che si dice provocata dal precipitoso rientro di una di queste ancelle che si era attardata troppo ad una festa. Altre leggende parlano di un rapporto saldo e positivo fra la Sibilla e gli abitanti delle montagne, una in particolare la descrive come la regina di un mondo sotterraneo, che si troverebbe all’interno del monte Sibilla. Oggi la grotta della Sibilla non è più visitabile a causa di una frana che ne ha ostruito il

Il parco Nazionale dei Monti Sibillini
Dopo tanto parlare di storia e leggende bisogna anche indicare che cosa visitare in questi posti così magici. Il parco Nazionale dei Monti sibillini comprende 19 comuni con un gran numero di borghi antichi mantenuti ancora come erano alle origini, le quattro provincie di Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia e le due regioni Marche e Umbria. La vegetazione è molto varia, dipende dell’altitudine ma anche da diverse formazioni rocciose che si trovano sotto il piano e si possono suddividere in settori: c’è il settore calcareo, con l’orno-ostrieto e boschi di leccio nella parte collinare e le faggete nella zona montana, e il settore marnoso-arenaceo con i boschi di querce nella zona collinare e quelli di faggio nella zona montana. l’opera dell’uomo ha un po’ limitato i boschi, sostituendoli con praterie e pascoli, che sono però naturali nelle montane più alte, alle altitudini in cui gli alberi non crescono più. Vi sono poi delle praterie palustri a Nardo Pian Grande, Pian Piccolo e Pian Perduto e le marcite di Norcia.
Nel parco ci sono anche sette musei con sette argomenti molto diversi fra loro. Castelsantangelo sul Nera c’è l’ Eco museo dedicato al Cervo e al suo habitat; a Montefortino, paese famoso anche per una necropoli particolarmente interessante, c’è la Pinacoteca Civica Fortunato Duranti, che contiene dipinti di vari autori che vanno dal 1400 al 1700, e comprende anche alcune opere del Perugino; Il Museo dei Manoscritti Leopardiani si trova invece a Visso, mentre a Cessapalombo c’è il Museo delle Carbonaie, dedicato al mestiere di carbonaio e al rapporto dell’uomo con il legno e il fuoco. Un altro museo che racconta la storia e le abitudini dei popoli che vivono sui monti Sibillini si trova a Pieve Torina ed è il Museo dedicato alla Nostra Terra. Infine a Montemonaco c’è il Museo della Grotta della Sibilla, dove sono state raccolte molte delle testimonianze e dei reperti della famosa grotta, che ora non è più accessibile a causa di alcune frane.

I Borghi del Parco nazionale dei Monti Sibillini
I borghi del parco nazionale dei Monti Sibillini sono quasi tutti delle fortezze risalenti al medioevo, alcuni dei qual meritano delle visite approfondite, tanto sono rimasti immutati nel tempo. Il paesaggio visto dalla cima delle montagne ha anche la articolarità di somigliare ad un presepe proprio per questi castelli che spuntano dai boschi in nelle vallate coperte dalle praterie. I comuni sono Acquacanina, Amandola, Arquata del Tronto, Bolognola, Castelsantangelo sul Nera, Cessapalombo, Fiastra, Fiordimonte, Montefortino, Montegallo, Montemonaco, Norcia, Pieve Bovigliana, Pieve Torina, Preci, San Ginesio, Ussita, Visso. Fra questi comuni spiccano Norcia, famosissimo per aver dato i natali a San Benedetto da Norcia, e al monachesimo benedettino, che ha lasciato moltissime tracce anche nel suo comune e Montefortino per la famosa necropoli celtica perla quale si mobilitò, qualche anno fa, tutta internet, raccogliendo le firme per poterla preservare. Montefortino è particolare anche per la posizione che occupa: infatti è costruito interamente sulla cima del monte e ne costituisce quasi la corona. Un paese che va sicuramente visto è Castelsantangelo sul Nera. Il borgo è tutto costruito in pietra on una magnifica porta di ingresso, ed è rimasto quasi identico a come quando è stato costruito. Montemonaco, il comune che si trova appena a valle della grotta della Sibilla, è anch’esso un bel borgo medievale che merita una visita approfondita.

I monumenti e i castelli da visitare sono numerosi, ma è la visione di insieme di questi magnifici monti, con i loro misteri, con le leggende e la spiritualità che li circonda, che ne costituisce il fascino più grande.

Il Parco delle 100 Avventure e gli altri parchi avventura dell’Emilia Romagna

parco Il Parco delle 100 Avventure e gli altri parchi avventura dellEmilia RomagnaSe non siamo ancora completamente fuori dalle ferie e rimane ancora qualche giorno da godersi visitando luoghi e località magari più vicini. Se si hanno i bambini un visita ai parchi di divertimenti permette di godere le belle giornate di sole regalando un po’ di pace ai genitori in attesa di veder ricominciare le scuole. L’offerta e le possibilità di avere sconti per famiglie, in questi parchi di divertimenti sono ancora molto alte ed alcuni di questi parchi sono organizzati in modo da regalare attimi di puro divertimento anche agli adulti, e non si occupano solo dei bambini. Sulla sola linea dell’ Appennino Emiliano ci sono ben 11 Parchi Avventura destinati anche a chi ama la natura e respirare l’aria dei boschi. Ognuno di essi merita una decrizione solo per lui, ma vedremo di presentarli in più post, in mod che possiate conoscere almeno i più belli. In questi parchi sono organizzate attività di free climbing, cioè di arrampicata libera sulla roccia, ma anche il tree climbing, che sarebbe la molto più emozionante scuola di arrampicata sugli alberi. Certo, bisogna saper scegliere gli alberi giusti, per evitare di far figure simili a quelle che fanno spesso certi personaggi dei cartoni animati e con la differenza che nei cartoni animati nessuno si fa male, ma una caduta da un ramo oppure l’essere colpiti da un ramo troppo teso che si sgancia dalla sua posizione sono eventi che possono essere molto dolorosi. Ma il giusto allenamento si può diventare dei perfetti scalatori di alberi. In questi parchi si possono seguire corsi di snow toobing, se si a in luoghi in cu c’è la neve anche d’estate, e in altri parchi si possono seguire corsi di orienteering nei boschi, e anche fare lunghe passeggiate ad dorso di asinelli o di cavalli come se si fosse dei cow boy. Per i turisti più moderni e avventurosi ci sono anche le scuole di mountain bike. L’importante è ceh ognuna di queste attività è possibile grazie all’assistenza di istruttori e di esperti che permettono che siano eseguite in totale sicurezza, divertendosi nel gustare le emozioni.

Insomma, anche se generalmente sono le scuole elementari o le scuole medie che organizzano le gite in questi Parchi Avventura, le ultime giornate di agosto potrebbero essere l’occasione per rinsaldare la complicità fra genitori e bambini, partecipando insieme alle attività proposte.

Ma quali sono questi bellissimi parchi avventura dell’Emilia Romagna? Uno di questi è il Parco delle 100 Avventure che si trova sull’appennino parmense, a Prato Spilla. In qusto parco si può volteggiare fra glia lberi appesi a corde e atterrando su piattaforme sugli albeeri. I percorsi sono stati studiati in base all’età e all’altezza dei bambini e alla difficoltà di percorso. Ponti tibetani, tubi sospesi e passerelle a pioli, che sono alla portata dei piccoli ma che fanno sentire il brivido del pericolo. Per i più grandi un castoro, Spillo,che è la mascotte del parco, indicherà i vari percorsi e la loro difficoltà. C’è Spillo 1 in cui ci si può lanciare nel vuoi da tronchi oscillanti, poi c’è Spillo 2, da cui non si può uscire se non si supera la rete verticale, e Spillo 3 che finisce con un volo di 76 metri con la tirolese che finisce nella torbiera. Oltre ai percorsi però c’è anche la possibilità di passeggiare nei magnifici boschi che circondano il parco, che è circondato da tanti laghetti di origine glaciale. Infatti il parco delle 100 avventure è inserito nel Parco Regionale Dei Cento Laghi, uno per avvventura. Non mancano neppure i servizi di ricettività. A Prto spilla c’è n albergo rifugio, e poi ci sono bar ristoranti aree pic nic e tutto quello che serve per passare anche alcuni giorni in pieno relax.

All’inizio avevamo detto che i parchi dell’Emila erano 11 e quindi vene descriviamo un altro che ha quasi le stesse caratteristiche. Il Monkey’s Park Adventure di Fanano ,in provincia di Modena, nel Parco Regionale dell’Alto Appennino Modenese. Anche in questo bellissimo parco naturale è possibile lancarsi dagli alberi in tutta sicurezza. Per i bamini e per i genitori meno amanti del brivido i percorsi si chiamano Marmotta, Scoiattolo e Capriolo , ma i veri coraggiosi devono affrontare il percorso del Cinghiale Verde e quello del Lupo Blu, dove si può compiere un vero e proprio volo di Tarzan. Ma chi vuole davvero essere meritarsi di essere inserito fra gli Indiana Jones e i Crocodile Dandee deve affrontare il percorso del Falco Rosso, fra ponti sospesi , barili dondolanti e altre mille difficoltà.

Sassello, Savona: la Patria dell’ Amaretto , dei Funghi e del Buoni Ristoranti

sassello Sassello, Savona: la Patria dell Amaretto , dei Funghi e del Buoni RistorantiSassello è un deliziosa cittadina i piedi dell’Appennino ligure sul versante padano. Si tratta di una cittadina molto antica, fondata dalla tribu ligure delgi Statielli, intorno al 100 a.C.. Si trova in provincia di Savona, anche se è in pratica dall’altra parte della montagna. Ha un centro storico grazioso e antico, fatto di viette medievali e di palazzetti, di porte e sottopassi. E’ davvero molto carino. La sua particolarità è però un dolcetto, che si chiama Amaretto di Sassello. E’ fatto con la pasta di mandorle seguendo una antica ricetta del 1800 e ce ne sono diverse versioni: al cioccolato alla vaniglia, ricoperti di pasta di pistacchio. Un altro prodotto tipico di sassello è un liquore digestivo che ha avuto un buon periodo di fama. Sassello è anche una città di turismo, grazie al suo clima particolare sempre fresco e in leggera collina è una meta amata per i piemontesi ed i liguri che si spostano volentieri da quelle parti quando la calura sulla costa diventa davvero insopportabile.

Alle spalle del paesino inizia la il bosco che ricopre il monte Beigua, prima composto da pini e poi da faggi. La bellezza di questi boschi che si aprono spesso in piccole radure coperte da torbiere e laghi estivi, ne hanno fatto un paradiso per i cercatori di funghi porcini e per la fauna da caccia, come il cinghiale e la lepre, ma anche i piccoli daini e per i cervi. A parte il cinghiale, che è diventato talmente infestante da rendersi necessarie di tanto in tanto delle campagne di abbattimenti programmati, che fanno la gioia dei ristoranti dei dintorni e di conseguenza dei turisti, la caccia è altamente controllata. Il bosco fra la frazione di Piampaludo e Sassello è una riserva di cacciatori. Nel bosco anche la flora è particolarmente abbondante. Non è difficile trovare piccole fragole, more, e altra frutta di bosco e selvatica, che è venduta a sacchettini nei negozi di Sassello.

I ristoranti hanno dei menù campagnoli anche in estate e la polenta fa da contorno ai piatti di funghi e di cacciagione.

Castell’ Arquato, Piacenza: tra castelli e ristoranti, la visita la borgo medievale

castellarquato Castell Arquato, Piacenza: tra castelli e ristoranti, la visita la borgo medievaleSituata su una bella collina,con una vista stupenda sugli appennini, all’entrata della val D’Arda, in provincia di Piacenza, il borgo medievale di Castell’ Arquato merita di sicuro una visita attenta. A parte la bella passeggiata che si può fare tra i merli, castelli, il dintorni sono pieni di cantine di produttori di vino, specialmente Bonarda, Gotturnio e Monterosso, e di cascine con vendite di salumi e prodotti tipici. I ristoranti tipici sono numerosi e non c’è che l’imbarazzo della scelta. Come in molti posti dell’Emilia anche qui potrete trovare i gnocchi fritti, che prendono il nome di chisolini, e si mangiano accompagnandoli alla coppa di Castel Arquato, oppure ai deliziosi salami. Sempre restando nel tema delle degustazioni, sono da segnalare i pisarei, i malfatti e gli anoli. Tre piatti primi della titpica tradizione padana che , in ogni luogo prendono sapori ed ingredienti che li rendono di volta in volta unici. A castel Arquato i pisarei, pasta e fagioli, diventa un primo piatto asciutto, condito al pomodoro, mentre i malfatti hanno un ripieno di bietole formaggio grana e spinaci. Gli  anoli sono i raviolini di pasta all’uovo ripieni di carne di pollo e manzo, condita con parmigiano, con cui prima si è preparato il brodo di carne. Per tornare al borgo medievale, le prime notizie storiche si hanno intorno al 700 d. C. in cui in un documento si dice che il Signore Magno ha fatto costruire la Chiesa della Pieve e il castello. Fino a quel momento castel Arquato era ancora un castrum, una villaggio fortificato dei celti, nei secoli del medioevo fu governato sia dai suoi abitanti sia dalla famiglia Scotti, sia da Borromeo dei Borromei. Il borgo riuscì a mantenere una sua indipendneza giostrandosi di volta in volta fra il potere dei milanesi Visconti e del ducato di Milano e quelli del comune di Piacenza prima e del ducato di Parma e Piacenza poi. Il suo statuto quatrocentesco fu la base per tutti gli statuti comunali del periodo. Da vedere assolutamente ci son la rocca Viscontea, il palazzo del podestà, la porta di Sasso e il torrione Farnese. Una curiosità geologica: le costruzioni del borgo sono state fatte con pietra locale e ni muri delle case non è difficile trovare delle conchiglie fossili, derivanti dal fatto che fino al medioevo inoltrato il mare ricopriva la pianura padana e nell’antichità, prima della costruzione di Castell’ Arquato, la collina era sulla costa.

Monfestino di Modena: come i turisti possono partecipare ad una festa medievale

monfestino Monfestino di Modena: come i turisti possono partecipare ad una festa medievaleIl 15, 16 e 17 luglio a Monfestino di Serramazzoni, in provincia di Modena si terrà la decima edizione della festa medievale. Nonostante il numero di anni da cui è organizzata non ha perso ancora di freschezza e di spontaneità, grazie alla sapiente capacità degli organizzatori di inserire ogni anno delle novità. Le giornate di questa manifestazione in costume si svolgeranno per le vie e nei pressi delle mura del castello in cui nel 1500 soggiornò, ospite dei signori di Monfestino, Torquato Tasso.

Il mercato con i figuranti in costume e i banchi con i lavori artigianali dall’epoca sono reali, ed è possibile assistere al lavoro del fabbro che spiegherà il che modo si ferravano i cavalli, il mugnaio che spiega come macinavano la farina e il panettiere che spiegava come si cuoceva il pane. Ogni mestiere e ogni costume riproduce in ogni particolare quelli del 1500.

I turisti potranno divertirsi a ballare con le dame e con i cavalieri , ascoltare i cantastorie, divertirsi guardando i giullari e i mangia-fuoco che assistendo ai tanti spettacoli itineranti che avranno luogo per le vie cittadine.

Poi vi saranno le sfide fra arcieri e cavalieri, i tornei e la caccia con il falco.

In vari punti del Borgo saranno poi allestiti dei piccoli ristoranti che serviranno pietanze e cibi a tema medievale, ma sarà sicuramente più emozionante entrare nella locanda dei Contrari a consumare la cena. La Locanda sarà un vero e proprio ristorate medievale con brocche e piatti di ceramica ed allestita in un ampio spazio alla base del castello. E poi ci saranno musici che coinvolgeranno, i turisti fino a notte tarda nelle loro note allegre, guardati a vista dalle ronde di armigeri in costume, per finire poi con il corteo storico che concluderà la festa.

Milano, i Ristoranti sul Naviglio e i Cortili Museo dei Pittori a Porta Genova

milanonavigliogrande2 Milano, i Ristoranti sul Naviglio e i Cortili Museo dei Pittori a Porta GenovaA Milano c’è un quartiere che tutti indicano come la zona dei pittori. Molti credono si trovi in via dei Fiori Scuri, dalle parti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, invece si trova lungo le alzaie del Naviglio Grande a Porta Genova. In ognuno dei cortili della vecchia Milano sui Navigli risiede almeno un pittore o un’artista che piano piano a trasformano questa zona come la zona degli atelier dell’arte.

Nel mese di maggio, ogni anno, si trasforma anche in una vera e propria mostra a cielo aperto, in cui i pittori di tutto il mondo desiderano esporre e vendere le proprie opere.

Però anche nei giorni di estate, sbirciando al di là dei portoncini dei cortili, non è difficile trovare una piccola esposizione di quadri. Oppure, passeggiando per la strada, si può trovare un pittore disposto a farvi il ritratto, uno schizzo a matita, se trova il vostro viso interessante.

Potrebbe succedere che quello schizzo poi diventi un quadro di valore che vi renderà famoso nella storia. Un altro modo di trovare dei quadri è quello di entrare nei ristoranti. Ogni locale, che sia un pub o un ristorante di cucina tipica milanese, ha sui muri una esposizione degna di un museo, tali e tante saranno le opere appese ai muri. I pittori utilizzano i ristoranti per mostrare e vendere i loro quadri ma, in alcuni casi, i padroni dei ristoranti sono dei veri esperti d’arte e ottengono il pagamento dei conti con dei cambi merce che, spesso, si trasformano in veri e propri investimenti. I negozi della zona accettano spesso questa forma di pagamento da parte degli artisti. In questo modo, il colpo di fortuna che potrà avere il giovane artista, si tramuterà per un colpo di fortuna anche per chi lo ha aiutato e ha tenuto i suoi quadri. Su questa via i ristoranti hanno la fama di essere fra i migliori di tutta Milano e i locali fanno a gara per offrire spettacoli assolutamente originali. Da vedere assolutamente c’è anche il piccolo vicolo Lavandai, con un canale secondario del Naviglio che ha ancora degli scorci caratteristici della vecchia Milano.

Modena, Patrimonio dell’ Umanità Unesco: la Bellezza, l’ Abbondanza, il Gusto

Modena Modena, Patrimonio dell Umanità Unesco: la Bellezza, l Abbondanza, il GustoModena è una delle cittadine meno note ai turisti, ma nasconde dei tesori di una tale bellezza che non può non essere parte di un itinerario che tocchi le città d’arte italiane

La piccola cittadina si trova proprio al centro dell’Emilia, circondata dai fiumi e dalle colline dell’Appenino settentrionale. Secchia e il Panaro completano la visione di una città d’acqua.  Uno dei motivi per cui la capitale del ducato degli estensi di Modena fa parte a pieno titolo delle città d’arte è il suo magnifico Duomo che, con la Torre Ghirlandina e con Piazza Grande, è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Mentre si passeggia fra le vie è naturale cercare le cantine vinicole dove, oltre a produrre lo spumeggiante lambrusco di Modena, si produce anche un famosissimo derivato del vino, l’aceto balsamico di Modena.

Se non sono l’arte e le sue bellezze ad incantare i turisti, saranno sicuramente i ristoranti dove come antipasto si presentano “tocchi” di parmigiano reggiano conditi con gocce di aceto balsamico tradizionale di Modena. Si parla appunto di “tocchi”, cioè pezzi piuttosto grandi, perché da queste parti gusto e abbondanza nel piatto vanno di pari passo e le piccole scaglie di formaggio che sono di solito servite in altri luoghi qui sembrerebbero quasi una offesa al palato.

Da assaggiare assolutamente sono anche i tortelli alla zucca e amaretto e gli agnolini di carne in brodo caldo, conditi con un cucchiaio di lambrusco e abbondante parmigiano grattugiato.

Il profumo degli stufati d’asino o di selvaggina al forno, di prosciutto di Modena e di zampone si mischiano negli odori dell’aria e sembrano quasi essere un contorno alla città così come i suoi fiumi.

Dopo aver mangiato fino ad essere sazi si possono ammirare anche le qualità più moderne di questa città antica a industriosa. Questa è infatti il luogo di nascita della industria automobilistica d’élite. Le Ferrari, le Maserati, le Pagani e le Stanguellini sono nate qui.

Chiavenna, dai Ristoranti nei Crotti al Molino sul Mera. Un Magico Mondo per i Turisti

chiavenna Chiavenna, dai Ristoranti nei Crotti al Molino sul Mera. Un Magico Mondo per i TuristiLa Valchiavenna è famosa per i suoi crotti, caverne naturali che si sono formate sotto le antiche frane e che una volta erano utilizzati per conservare insaccati, formaggi e vini, mentre oggi alcuni sono stati trasformati in ristoranti tipici. Nei crotti spira una corrente d’aria, chiamata Sorel, che mantiene queste cantine naturali fresche in estate e tiepide in inverno. Si tratta di un fenomeno fisico ancora misterioso.

E’ famosa anche per la facilità con cui appassionati, studiosi e collezionisti possono far dei ritrovamenti di animali fossili e di minerali anche di un valore intrinseco abbastanza ragguardevole, per i suoi boschi e i per i torrenti che scorrono fra i boschi e tra i prati.

Chiavenna è in provincia di Sondrio ed è un’antichissima cittadina di epoca preromana costruita nel punto di collegamento fra i Grigioni e la pianura padana. Un luogo di commercio sin dall’antichità. Ora vi è un’altra meta per una passeggiata sulle rive del Mera, in Valchiavenna.

L’Organizzazione Volontari della Valchiavenna – Anziani insieme alla Comunità Montana, ha recuperato completamente il vecchio mulino industriale che dal 1800 fino agli anni sessanta del ventesimo secolo, con la sola forza della corrente del fiume Mera e per 24 ore al giorno, macinava farina per il pane e per la pasta, sostenendo l’economia dell’intera vallata. Si tratta del Molino Moro della Bottonera.

Il Mulino sarà aperto ai turisti dalle 15 fino alle 18,30 di ogni giorno, tranne il martedì, dal 18 giugno fino all’11 settembre e merita sicuramente una visita dopo una bella passeggiata fra le vie e le piazza della Chiavenna medievale, con le sue fontane costruite in pietra ollare. Il mulino si trova infatti nella vecchia zona artigianale della cittadina, lungo la riva del fiume che l’attraversa. Per avere ulteriori informazioni sul Molino di Bottonera ci si può rivolgere all’  Ufficio turistico di Chiavenna.