
Tra le belle passeggiate che si possono fare “fuori porta”, come i milanesi chiamano le gite nelle campagne al di fuori della cerchia cittadina, c’è la visita all’ Abbazia di Chiaravalle e ai suoi dintorni. Si tratta di un luogo fiabesco, con il convento ancora abitato dai monaci benedettini che si trovano lì sin dal medioevo e che applicano la regola del “ora et labora”, cioè “ prega e lavora” che ha fatto la fortuna delle campagne intorno ai luoghi in cui sorgevano i loro conventi.
Chiaravalle era un piccolo comune che è stato aggregato al comune Milano , diventando una frazione della grande metropoli, nel 1923. Il borgo, sorto nel medioevo intorno alla abbazia, dopo che i monaci ebbero bonificato le terre paludose di Roveniano, come era chiamata allora la zona che ora si trova fra il quartiere di Rogoredo, che a sua volta era comune, e il quartiere Vigentino. La zona dell’abbazia, del suo borgo e del cimitero è un’oasi felice del parco agricolo sud di Milano, non ancora inglobato nell’abitato milanese.
Il lavoro dei monaci in questa parte di Milano riuscì particolarmente bene. Inventarono il sistema di coltivazione delle marcite che sfruttava le particolarità del terreno acquitrinoso trasformando ciò che era considerato un ambiente malsano in un ambiente molto produttivo. Qui si era stanziata una numerosa colonia di cicogne che divenne presto il simbolo di Chiaravalle. L’uccello aiutò molto a ripulire i campi dagli animali che la infestavano, come i roditori e le bisce d’acqua, ristabilendo un equilibrio naturale che era mancato. Alle cicogne è dedicata la torre dell’abbazia che è chiamata Ciribiciacola, il nome dialettale della cicogna, per via delle colonnine bianche in cui, un tempo, nidificavano proprio i bianchissimi uccelli. Alle cicogne di Chiaravalle è stata dedicata anche una filastrocca sciogli lingua molto graziosa, in dialetto milanese, che si rifà al momento in cui le cicogne davano il cibo ai nuovi nati e facevano una ciciarada, una chiacchierata, con i loro piccoli. La filastrocca, difficilissima da recitare, dice:
“Sora el pont de Ciaravall la gh’è una ciribiciaccola con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt. La val pussè la ciribiciaccola o i so cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?
I cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt ciciaren con la ciribiciaccola. La ciribiciaccola la ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt. La ciribiciaccola la ciciara, i ciribiciaccolitt i ciciaren, ma la ciciarada de la ciribiciaccola la val pussè de la ciciarada di cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt.”
La traduzione di questo sciogli lingua milanese fa comprendere quale doveva essere il suono più comune e assordante a Chiaravalle, quando le cicogne erano così numerose.
“Sopra il ponte di Chiaravalle c’è una cicogna con i suoi 555 cicognini. Ma vale di più una cicogna o i suoi 555 cicognini? I 555 cicognini chiacchierano con la cicogna, la cicogna chiacchiera con i 555 cicognini. La cicogna chiacchiera, i cicognini chiacchierano. Ma la chiacchierata della cicogna vale più della chiacchierata di 555 cicognini.”
La storia dice che i cicognini della filastrocca sono le colonnine bianche della torre e che si tratta quindi di un tributo all’aiuto che le cicogne hanno dato all’uomo nella cura dei terreni di Chiaravalle. Questo tributo e ringraziamento si vede anche dagli intarsi in legno che decorano l’abazia e che raffigurano il bellissimo uccello.
L’abbazia ha anche altre particolarità. Nella chiesa di Santa Maria si trova uno dei cori lignei più belli che sono giunti a noi dall’età medievale. L’abazia infatti ha una data di fondazione, il 1135, e un santo, San Bernardo, che l’ha fondata e condotta sin dall’inizio.
Un momento particolarmente suggestivo per visitare l’abazia di Chiaravalle è quello del Vespro serale , verso le 17 della sera. In quei momenti, il silenzio dei chiostri medievali è rotto dall’alzarsi dei cori dei frati che cantano i vespri accompagnandoli con canti ambrosiani e gregoriani, con una spiritualità e una dolcezza che arrivano direttamente all’anima di chi ascolta. I monaci si occupano anche di guidare i visitatori alla scoperta delle bellezze dell’abbazia e della produzione di alcuni prodotti, come liquori di erbe e di prodotti di erboristeria molto ricercati che sono venduti nel negozietto interno al monastero. Certamente, guardando la foto di Chiaravalle e del suo borgo, riesce difficile pensare che si tratti davvero della grande città di Milano, ma anche questo genere di spiritualità e bellezza fa parte dell’anima di questa straordinaria città.